Caro Scanzi, ogni popolo ha il Trump che si merita

La risposta del direttore de La Voce che Stecca ad Andrea Scanzi che sul Fatto Quotidiano.it ha esposto le ragioni per cui definisce Donald Trump un «troiaio umano».

Caro Andrea,
forse ti stupirai nell’apprendere che anche il sottoscritto era fra coloro che, almeno a novembre, non hanno accolto con terrore l’avvento di Donald Trump alla Casa Bianca. Avevo scritto un articolo dall’eloquente titolo «È la democrazia, bellezza: ha perso il politicamente corretto» in cui, più che soffermarmi sulla figura di Trump, sorridevo pensando ai nostri liberal che rosicavano increduli. Primo fra tutti Vittorio Zucconi, che utilizzava la vittoria del tycoon per mandare una stilettata (si fa per dire) ai 5 Stelle. «Il politicamente corretto ieri ha perso: lo stesso atteggiamento tutto italico che ha portato a una perpetua osanna per Barack Obama dal 2008, non ha funzionato perché probabilmente gli americani erano mossi da desideri diversi dalla beatificazione di qualcuno. Trump ha raccolto voti puntando alla pancia degli americani e per questo è andato più volte sopra le righe». Questo scrivevo e sono pronto a sottoscriverlo parola per parola, convinto che né Trump né Hillary Clinton siano adatti alla Casa Bianca. Propendevo invece per il candidato libertario Gary Johnson, pur consapevole che non avrebbe mai potuto vincere.
Al di là dei miei sogni politici statunitensi e al di là dei rosicamenti degli Zucconi di turno, vorrei provare ad aggiungere elementi al dibattito che hai avviato con il tuo articolo.
Penso che la questione dell’elezione democratica non debba giustificare chiunque da compiere qualunque cosa, però è anche vero che ogni popolo ha il governo che si merita e, in una democrazia, ogni popolo ha il governo che vuole. Come scriveva ieri il nostro Edoardo Vignotto, il problema degli stati moderni è che sono «troppo spesso sprovvisti di contrappesi in tutti quei casi in cui la volontà della maggioranza è eticamente sbagliata». Il punto è che l’etica è qualcosa di sfuggente, non circoscrivibile entro limiti precisi e troppo legata alla concezione del tempo in cui si cerca di definirla. Questo problema viene aggirato dalle democrazie con le costituzioni o con principi fondanti non negoziabili, però è altrettanto vero che una concezione siffatta permette a chi detiene il potere di muoversi come ritiene opportuno entro i dettami costituzionali.
E Trump ha tutto il diritto di fare ciò che vuole, se i suoi desideri non vanno contro la Carta. Se così fosse (e così pare essere), gli Stati Uniti hanno i contrappesi necessari per rimettere il Presidente al suo posto. Finché si muoverà all’interno di questi paletti, potrà piacerci o non piacerci, ma resta una persona democraticamente eletta che agisce nel rispetto della legge. Per questo ritengo fuorviante il paragone con Mussolini e Hitler: erano stati sì eletti regolarmente entrambi, però entrambi sono andati ben oltre il potere che la carica che ricoprivano gli conferiva.
Se un personaggio improbabile come Donald Trump è stato eletto, significa che i liberals hanno sbagliato qualcosa. Se ne riparlerà tra quattro anni, sperando solo che i democratici siano tanto umili da imparare qualcosa dai propri errori.
Un caro saluto

Tito Borsa

Giornalista professionista e fotografo. Ho pubblicato vari libri tra storia, inchiesta giornalistica e fotografia

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