Ecosia, ovvero come cercare su internet piantando alberi

In molti sono convinti, anche a livello politico e istituzionale, che la deforestazione e il cambiamento climatico non esistano. Per fortuna c’è anche chi invece, con una visione più realistica e pratica, affronta il problema per cercare di risolverlo. È il caso di Ecosia, un motore di ricerca proprio come Google, che però ha la particolarità di donare l’80% dei proventi ricavati dalla pubblicità a progetti di riforestazione: in pratica, come dice la pubblicità del sito stesso, perché non piantare alberi mentre fai le tue ricerche su internet?
Ecosia è stato fondato nel 2009 in Germania da Christian Kroll insieme a Bing, Yahoo e il Wwf tedesco e funziona come un qualsiasi motore di ricerca: l’utente comincia le sue ricerche in internet, le pubblicità provenienti creano introiti, utilizzati per piantare alberi. Fino a oggi sono già arrivati a più di 6 milioni di alberi piantati grazie ai 3 milioni di utenti, soprattutto attraverso tre progetti di riforestazione: in Burkina Faso, dove vengono piantati alberi dal partner belga Entrepreneurs Without Borders; in Perù, dove il partner Pur Project collabora con le cooperative locali nella regione di San Martin; e in Madagascar, dove si è riscontrata la perdita del 90% del patrimonio forestale e dove lavora il partner Eden Reforestation Project.
Ma da dove nasce questa scelta? Piantare alberi, spiega il team di Ecosia, non ha un impatto solo sull’ambiente in senso stretto, anzi, i benefici sono molteplici: gli alberi aiutano a rendere il clima più fresco, tutelano la biodiversità, mantengono fertile la terra, contribuiscono anche a rendere l’aria più pulita, forniscono cibo e rendono l’economia stabile. I tre progetti finanziati da Ecosia infatti non vengono imposti dall’alto, ma puntano sulla collaborazione con i locali: in Burkina Faso sono gli abitanti del posto che seminano la terra, in Perù i piccoli proprietari terrieri lavorano e ricevono formazione in agro-forestazione e in Madagascar è il progetto stesso che assume abitanti dei villaggi per ripiantare le foreste.
Naturalmente dalla nascita di Ecosia non sono mai mancate le critiche e i dubbi dei più scettici: dalla questione del trattamento dei dati personali, alla competizione secondo alcuni persa in partenza con il colosso Google, dalla sua effettiva capacità di ricerca, alla completa trasparenza sull’utilizzo dei ricavi.
Infatti, a parte l’idea ecosostenibile che è oggettivamente valida, come motore di ricerca non si può definire ancora così sviluppato come la concorrenza: c’è chi infatti ritiene che Ecosia funzioni bene per le normali ricerche quotidiane ma non per motivi di lavoro.
Ma è anche vero che l’innovativo canale di ricerca riesce a riemergere bene dalle critiche: per quanto riguarda la privacy Ecosia dichiara, come si legge in un articolo del Sole24Ore, di cancellare tutti i dati nell’arco di 48 ore, e la trasparenza è garantita dal fatto che nel sito ecosia.org vengono pubblicate mensilmente le ricevute delle donazioni e i report economici, nonché un update sul progresso dei progetti di riforestazione in giro per il mondo.
Nonostante quindi alcune debolezze migliorabili, Ecosia funziona, e non deve per forza sostituirsi a Google se questo viene ritenuto più adatto per alcune tipologie di ricerche, basterebbe solo che venisse affiancato. Ed è proprio questa la forza del progetto: non richiede grandi sforzi né sacrifici, ma soprattutto ci consente di contribuire ad una causa che interessa tutti semplicemente facendo quello che facciamo tutti i giorni.
Quindi, la prossima volta che non vi viene in mente come si dice quella parola in inglese, o la data di quell’avvenimento storico, o volete saperne di più su qualcuno o qualcosa, o ancora, se volete guardare il nuovo episodio della vostra serie tv preferita, fatelo con Ecosia, perché stando seduti sul vostro divano starete contribuendo a mantenere verde il pianeta. Facile, no?

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