Il Pd è sventrato mentre i suoi elettori guardano

La sinistra è già morta da tempo ma qui si sta compiendo un impietoso scempio di cadavere. Il Pd, la maggiore forza progressista (e l’unica a poter aspirare a vittorie elettorali), è diviso come non mai: con Matteo Renzi premier i malumori erano affossati forse nella paura, forse nella sopportazione, forse ancora nell’amore per la «ditta», ma ora che il re è nudo ecco venire fuori correnti grandi e piccole che vogliono spartirsi la torta smembrandola.
«È stato sancita la trasformazione del Partito Democratico nel Partito di Renzi, un partito personale e leaderistico che stravolge l’impianto identitario del Pd e il suo pluralismo», così sentenzia la trinità delle minoranze interne, Roberto Speranza, Michele Emiliano ed Enrico Rossi. Pare assurdo che se ne siano accorti soltanto ora, dopo tre anni di segreteria Renzi. L’ex premier ha fatto del partito quello che ha voluto, trovando davanti a sé grandi oppositori che, dopo le obiezioni, eseguivano chini i voleri del capo.
Mentre si consuma la riscossa delle minoranze, i cittadini inermi stanno a guardare, anche i fedeli elettori dem che avevano affidato al Pd le proprie insicurezze, i propri malumori, le proprie speranze. La sinistra muore una volta per tutte per aver ignorato i bisogni del proprio elettorato, per essersi concentrata sulle proprie discussioni interne senza voltare lo sguardo sul paese. Stiamo parlando di più di 8 milioni e mezzo di voti disattesi, quelli delle politiche del 2013, sacrificati sull’altare delle faide tutte intestine nel Partito Democratico. Matteo Renzi ha perso la battaglia campale del referendum costituzionale, ma tutto è cambiato per rimanere sempre uguale, con il governo Gentiloni, esatta fotocopia di quello precedente. Se Renzi dice che «in un partito democratico il congresso (con primarie) non è una parolaccia», dimentica forse che in un proporzionale come quello attuale (visto che nessuno oggi sfiora il 40% necessario per il premio di maggioranza) le primarie sono assolutamente inutili perché la figura del «candidato presidente del Consiglio», non prevista dalla Costituzione, ha senso solo quando un solo partito o una sola coalizione può tenere su un governo. Con le larghe intese tutto questo cade.
L’ex premier sta ignorando il proprio elettorato ma non è da solo a compiere questa sciagura: anche la trinità Speranza-Emiliano-Rossi, pur cercando di rispondere alle esigenze più «di sinistra» disattese da Renzi, sembra davvero puntare solo alla propria cadrega. Ora, cui prodest? Ovviamente solo ai 5 Stelle che, nell’oceano di sciocchezze vere, presunte o pretestuose che hanno commesso, riescono a mantenere presso di sé un enorme zoccolo duro di elettori. Molti di questi sono anche tradizionalmente di sinistra, posti di fronte all’assurdo e insensato bivio: votare una forza tutt’altro che di sinistra, oppure astenersi?

Tito Borsa

Giornalista praticante. Mi occupo principalmente di inchiesta giudiziaria. Autore di "L'Affaire Somalia. Romanzo di una strage" (2020) e di "Un silenzio italiano" (Cleup, 2017). Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

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