Il neofascismo è la vescica ai piedi dell’Europa

A volte le scarpe nuove fanno venire le vesciche ai piedi. Per qualche giorno non le metti, poi sembra che la pelle si sia rigenerata e fai un altro tentativo. Bastano pochi passi, però, per sentire di nuovo il bruciore maledetto della ferita riaperta.
Il neofascismo è la vescica che torna ai piedi d’Europa.
Studiamo i regimi totalitari a scuola e guardiamo film toccanti per la Giornata della Memoria, ma in fondo crediamo che sia solo storia, che la ferita sia asciutta e rimarginata. Tuttavia, di tanto in tanto, il dolore torna a ricordarci che la piaga c’è, e lo fa sotto forma di gruppi o singoli nostalgici dei dittatori del Novecento.
A Genova, una settimana fa, si è tenuto il raduno di alcuni movimenti europei di estrema destra. Genova è stata medaglia d’oro per la Resistenza, e una buona fetta dei suoi abitanti ce l’ha ricordato unendosi al corteo di protesta contro il ritrovo di tendenze filofasciste.
Se gran parte dell’opinione pubblica si è schierata con i cittadini liguri, qualcuno li ha accusati di aver calpestato i diritti dei partecipanti al convegno. Cercare di ostacolare il ritrovo, infatti, equivarrebbe a macchiarsi della stessa colpa delle dittature ben note: la privazione della libertà di pensiero e associazione.
Neofascismo e neonazismo sarebbero, quindi, semplici tendenze politiche da rispettare?
Per pensare ciò bisogna mettere da parte anni di guerra e milioni di morti, e non è proprio possibile. Sostenere le leggi razziali non è come sostenere un esponente politico qualunque: lui può non piacerti, ma quelle hanno portato esseri umani nei forni crematori. C’è la sottile differenza della responsabilità storica, con cui l’Italia non ha il coraggio di fare i conti. Nel nostro paese l’apologia di fascismo è un reato, eppure due poliziotti possono pubblicare sul proprio profilo Facebook contenuti che inneggiano a Mussolini senza che niente accada. Possono condividere le idee agghiaccianti sulla cui condanna si basa lo Stato che rappresentano. E quando questi due agenti uccidono l’autore della strage di Berlino, facendo il loro dovere e un gran servizio all’Europa, ma la Germania decide di non premiarli con una medaglia a causa del loro schieramento politico, qualcuno storce il naso.
La Germania ha fatto i conti col proprio passato e se ne prende tutto il peso sulle spalle, anche se sono trascorsi anni e i nuovi tedeschi non hanno colpe. L’Italia, invece, gioca a fare la permissiva, ignorando la portata del problema neofascista.
Le opinioni non hanno tutte la stessa dignità, e non ne hanno affatto quando le loro conseguenze naturali sono violenza e violazione dei diritti. Lasciare che chiunque faccia e dica qualsiasi cosa non significa garantire la libertà, ma, anzi, metterla in pericolo. La libertà richiede una vigilanza continua e collettiva. La banalità del bene delle società smemorate porta solo caos.

Sara Latorre

Dalla Bassa Bergamasca alla tentacolare Udine per studiare Mediazione Culturale. Mi guardo intorno e scrivo.

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