Atene dice no? Gucci venga ad Agrigento!

Lo scorso 15 febbraio ha fatto scalpore la notizia del rifiuto da parte del Kas (Commissione archeologica della Grecia) alla richiesta avanzata da Gucci per consentire una sfilata di moda sull’Acropoli ateniese. Stando a quanto riportato dalla stampa ellenica la casa di moda fiorentina aveva offerto 2 milioni in lavori di restauro in cambio di 900 secondi di sfilata. Il progetto ricordava molto un evento risalente al 1951, quando Christian Dior fece sfilare le sue modelle tra i marmi del Partenone.
Nonostante Gucci smentisca quanto riportato dai quotidiani greci in merito alla cifra proposta per l’eventuale collaborazione culturale, la risposta del Kas è stata categorica: «Il valore e il carattere dell’Acropoli sono incompatibili con un evento di questo tipo». A discapito della crisi economica che ormai da anni attanaglia la Grecia, storici dell’arte e archeologi ellenici si permettono di snobbare offerte di questo calibro facendo riferimento alla solita scusa: la cultura non ha prezzo. Il direttore del museo archeologico di Atene, Dimitris Pantermalis, ha appunto dichiarato: «Non abbiamo bisogno di pubblicità. Il simbolismo del monumento sarebbe svilito usandolo solo come sfondo per una sfilata di moda». Inoltre, sul quotidiano Kathimerini si è letto in un editoriale che concedere l’uso dell’Acropoli avrebbe addirittura rappresentato un’umiliazione.
Il rifiuto di Atene ha solcato l’onda emotiva – molto più che quella razionale – facendo riferimento all’anima del paese e alla sua storia, non in vendita. Ciò che fa riflettere, però, è l’incoerenza delle autorità elleniche: oltre alla già citata sfilata di Dior, l’Acropoli ha funto da palcoscenico anche per gli spot di altri grandi marchi internazionali, quali Coca-Cola, Lufthansa e Verizon. Perché, allora, non Gucci?
Fortunatamente c’è chi ha voglia – e coraggio – di afferrare al volo le occasioni sprecate dagli altri. Stiamo parlando di Giuseppe Parello, direttore della Valle dei Templi di Agrigento (in foto), baluardo archeologico della nostra Sicilia. «I templi greci ce li abbiamo anche ad Agrigento. Gucci venga da noi!». Già lo scorso anno il parco archeologico agrigentino è stato teatro di una cena voluta dal colosso Google, per la quale ha incassato solo 100mila euro: per una cifra (presunta) 20 volte superiore, Parello non ha esitato a candidare le meravigliose antichità siciliane. Tuttavia, di prezzo ancora non si è parlato perché il direttore della Valle dei Templi ha un altro obiettivo primario: «Iniziative come questa hanno un risvolto positivo anche per la nostra immagine»; a ciò ha aggiunto, però, che per attuare queste iniziative è necessario sborsare un compenso elevato. Parello ha, inoltre, rassicurato i dubbiosi in merito alle condizioni di un’eventuale collaborazione con Gucci: «Le nostre richieste sono il rispetto assoluto dei luoghi e la possibilità per il pubblico di visitare la Valle prima e dopo la sfilata. E poi, ovviamente, c’è il fattore decoro, ma ovviamente lo stile Gucci sarebbe una garanzia».
La nostra Valle dei Templi è, quindi, ufficialmente candidata a ospitare il progetto della casa di moda fiorentina. Giuseppe Parello non pensa che concedere l’uso del parco archeologico per un quarto d’ora possa screditarlo, anzi: «Se si tratta d’iniziative interessanti e utili le nostre porte sono aperte. Il ritorno d’immagine è garantito, sia per noi sia per chi viene».

Giulia Pianelli

Laureata in Economia dei Beni Culturali all'Università Ca' Foscari di Venezia, frequento la magistrale in Marketing e Mercati Globali all'Università di Milano-Bicocca. Innamorata della cultura, nel mio piccolo cerco di diffonderla il più possibile.

2 pensieri riguardo “Atene dice no? Gucci venga ad Agrigento!

  • febbraio 22, 2017 in 12:34 pm
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    Le occasioni per pubblicizzarsi a vicenda non andrebbero sprecate, secondo me, ma certamente soppesate e messe in cantiere con tutte le garanzie indispensabili e necessarie…avviamento non si sponsorizzino sigarette ecc. (Scusate la banalità dell’esempio)

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  • Pingback:Il «No» di Atene a Gucci: è una questione di cuore

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