Lotti, Bocchino e altri. Il punto sul caso Consip

Si tratta del più grande appalto pubblico d’Europa, seppur diviso in vari lotti: 2,7 miliardi di euro per l’acquisto di beni e servizi degli uffici della pubblica amministrazione, sotto il nome di Fm4.
Ierì, ironia della sorte proprio il giorno del suo compleanno, è stato arrestato Alfredo Romeo (in foto), imprenditore di origine campane, accusato di corruzione nell’inchiesta sulla Consip, la società del ministero del Tesoro che si occupa di controllo e gestione degli appalti per il pubblico. Nella ricostruzione dei pm Paolo Ielo e Mario Palazzi della Procura di Roma, Romeo in circa 3 anni avrebbe dato 100mila euro a Marco Gasparri, dirigente della Consip anche lui indagato per corruzione. Si tratterebbe di «una lotta imprenditoriale che sembra essere gestita a suon di tangenti o tramite la ricerca di appoggi» nell’«alta politica».
Quei 100mila euro, ora sequestrati perché – sempre secondo i pm – derivati dalla corruzione, sarebbero serviti a Romeo per avere, tramite Gasparri – definito il «prototipatore», in quanto creatore di bandi e capitolati (prototipi) – , informazioni sulle gare riguardanti la Consip, fra cui la già citata Fm4. 

Le indaginiI problemi per Romeo sono iniziati quando Gasparri, interrogato dai pm napoletani prima che l’inchiesta fosse spostata a Roma, ha ammesso di avergli comunicato notizie riservate sulla gara Fm4 e di aver evitato che «le società a lui riconducibili incorressero in penali per inadempienze». Gasparri spiega anche le mazzette iniziarono a Natale 2012 («ricordo che mi diede 5mila euro in contanti»), ma è due anni dopo che diventano «più frequenti». Nella gara Fm4 (ancora in corso), Romeo si è aggiudicato – seppur non definitivamente – il lotto 3 (Lombardia ed Emilia Romagna), il 13 (Campania e provincia di Potenza) e il 18. Un affare da 609 milioni di euro.
Gasparri il prototipatore, quindi, ma anche Italo Bocchino il «facilitatore»: l’ex parlamentare di Alleanza Nazionale, la cui abitazione è stata perquisita ieri, dalla Procura di Roma è accusato di traffico di influenze (con l’imprenditore Carlo Russo e il padre di Matteo, Tiziano Renzi), mentre da quella di Napoli è indagato per associazione a delinquere e corruzione.

Il ruolo di babbo Renzi secondo i pmNel decreto di perquisizione di Carlo Russo, i pm spiegano che questo e Tiziano Renzi, padre dell’ex premier, sono indagati per traffico illecito di influenze. «Sfruttando relazioni esistenti fra Tiziano Renzi e Luigi Marroni, amministratore delegato di Consip», si sarebbero fatti promettere «indebitamente» da Romeo «l’erogazione di somme di denaro mensili, come compenso per la loro mediazione verso Marroni», sempre nell’ambito delle gare.
Gli elementi che tirano in ballo Tiziano Renzi sono i colloqui fra Russo e Romeo e un pezzo di carta con scritto «30mila per mese T.; 5mila ogni due mesi R.C. due incontri quadro tenuti da T uno con M. uno con L.». Secondo i pm, «T.» «appare essere» Renzi senior. Si può poi ipotizzare che «R.C.» sia in realtà Carlo Russo.

Lotti, Del Sette e SaltalamacchiaDurante un interrogatorio come persona informata dei fatti, Luigi Marroni ha dato la sua versione sulla fuga di notizie riguardante l’indagine: l’ad di Consip ha spiegato che la bonifica degli uffici contro le microspie degli inquirenti sarebbe derivata da quanto gli aveva detto il presidente del Consip, Luigi Ferrara, informato a sua volta delle indagini in corso dal comandante generale dell’Arma dei Carabinieri Tullio Del Sette. Marroni poi fa altri nomi, tra i quali figurano l’attuale ministro dello Sport Luca Lotti, fedelissimo di Matteo Renzi, e anche Emanuele Saltalamacchia, comandante dei Carabinieri della Legione Toscana. Entrambi adesso sono indagati per rivelazione di segreto e favoreggiamento dalla Procura di Napoli. 

Il punto sulle cimiciIpotizzando che non ci sia stata nessuna fuga di notizie, come è possibile che Marroni abbia trovato le cimici se nessuno glielo aveva detto? Si tratterebbe di una coincidenza veramente straordinaria, a meno che qualcuno non menta.

 

Tito Borsa

Giornalista praticante. Mi occupo principalmente di inchiesta giudiziaria. Autore di "L'Affaire Somalia. Romanzo di una strage" (2020) e di "Un silenzio italiano" (Cleup, 2017). Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

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