Altro che preti pedofili, i problemi sono gender e aborto!

ncora gender e ancora aborto! «Sos ragazzi» da una parte e «Generazione Voglio Vivere» dall’altra. Vi rendiamo partecipi di quanto abbiamo ricevuto per posta, rispettivamente da Diego Zoia e da Samuele Maniscalco, perché – mentre è in libreria Lussuria, la grande inchiesta di Emiliano Fittipaldi sulla pedofilia nel clero di cui vi parleremo – gli ultrà cattolici e i militanti del pensiero unico si occupano di combattere il gender e l’aborto.

«Sos ragazzi», Diego Zoia e il gender. Oggetto del contendere è lo spettacolo teatrale «Fa ‘afafine. Mi chiamo Alex e sono un dinosauro», il titolo riprende una parola nella lingua Samoa per indicare coloro che sin da bambini non amano identificarsi in un sesso o nell’altro. L’incipit della lettera che abbiamo ricevuto è a dir poco terroristico: «Egregio Signore, posso farle due domande? Se la sentirebbe di accompagnare un suo figlio o i suoi nipoti (…) ad uno spettacolo che deforma la realtà della natura e rischia di disorientare questi bambini o questi ragazzi nella loro crescita? Oppure lascerebbe che le scuole che frequentano li accompagnassero?». Chi scrive, anche per spirito da bastian contrario, avrebbe risposto «Sì» a entrambi quesiti. Sbagliato: «Sono certo che alle mie due domande la sua risposta sia “Assolutamente no!”. Niente di più naturale», continua Diego Zoia, responsabile di «Sos ragazzi».
Sempre secondo questo signore, «Il mondo della fantasia, luogo privilegiato di ogni bambino», verrebbe «violato e distorto per far apparire normale ciò che normale non è. Lo scopo dello spettacolo teatrale sarebbe quello di «mettere in crisi» l’identità sessuale dei bambini e anche la loro «stabilità psicoaffettiva».  È uno «scempio» e un «sopruso». Quindi Zoia ci chiede di sottoscrivere una lettera di protesta alla ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli, di segnalargli altri tre crociati per questa «urgente e grave battaglia» e infine, ça va sans dire, di contribuire anche sul piano economico. Dobbiamo combattere perché questo spettacolo «è una vergognosa apologia dell’educazione in stile gender neutral».
Quello che Zoia ignora, o vuole ignorare, è che 1. un bambino che si riconosce nel proprio sesso biologico, se guarda «Fa ‘afafine» non cambia idea per quello, come un bambino — perdonate l’esempio paradossale – che guarda Harry Potter tendenzialmente non si butta dalla finestra in sella a una scopa. Il piccolo spettatore forse impara a rispettare chi è diverso da lui, e questo non può che essere positivo; 2. se ad assistere alla rappresentazione è un bambino che si identifica nel protagonista, forse lo spettacolo lo aiuterà a non sentirsi in colpa o «diverso» non riconoscendosi nel proprio sesso biologico. La crociata di «Sos ragazzi» è insensata.

Tito Borsa

Giornalista praticante. Mi occupo principalmente di inchiesta giudiziaria. Autore di "L'Affaire Somalia. Romanzo di una strage" (2020) e di "Un silenzio italiano" (Cleup, 2017). Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

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