Dopo Lodi, spieghiamo la legittima difesa

Che cos’è la «legittima difesa»? Se lo starà chiedendo anche il proprietario di un bar-tabaccheria nel lodigiano che venerdì ha sparato a un rapinatore uccidendolo, mentre altri due o tre banditi sono riusciti a fuggire. Un colpo alla schiena con un fucile da caccia, e il rapinato è indagato per omicidio volontario. Matteo Salvini coglie, as usual, la palla al balzo: «Io sto con il ristoratore, io sto con chi si difende!», mentre l’assessore regionale Viviana Beccalossi, di Fratelli d’Italia: «Nessuna pietà per il bandito morto» e poi «La giustizia faccia rapidamente il suo corso e archivi il caso, con la motivazione della legittima difesa».
Non serve essere dei fenomeni per capire che come sempre Matteo Salvini cerca consensi fra chi si sente minacciato, ma non serve neppure essere laureati in giurisprudenza per notare che la Beccalossi, oltre ad andare ben oltre il potere conferitole dalla carica che ricopre, non ha alcun titolo per prevedere o auspicare l’esito del processo.
L’articolo 52 del Codice Penale è abbastanza chiaro in merito: «Non è punibile chi ha commesso il fatto, per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio o altrui contro il pericolo attuale di un’offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa». E poi, sul rapporto di proporzione, viene spiegato che se il fine è quello di «difendere la propria o altrui incolumità; i beni propri o altrui, quando non vi è desistenza e vi è pericolo di aggressione».
Detto questo, ogni essere senziente può facilmente intuire perché il proprietario del bar è indagato per omicidio volontario: le indagini e l’eventuale processo sono assolutamente necessari per stabilire cosa è avvenuto, e quindi se ci sono i presupposti per un’assoluzione per legittima difesa. Il signore che ha sparato sarà assistito da un avvocato, e, per esempio, dovrà dimostrare che non vi era desistenza («Cessazione volontaria dal proseguire un’azione intrapresa») da parte dei banditi e che la sua reazione è stata proporzionata all’offesa ricevuta e al pericolo che correva in quel momento.
Le indagini e il processo, come giustamente ha spiegato il Procuratore di Lodi Domenico Chiaro, sono anche a garanzia dell’indagato, che verrà sentito con il suo difensore. Tutto il resto sono chiacchiere da bar. 

Tito Borsa

Giornalista praticante. Mi occupo principalmente di inchiesta giudiziaria. Autore di Un silenzio italiano (Cleup, 2017). Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

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