La Voce? «Sempre lì a criticare»

Pochi giorni fa chi scrive era a pranzo con i parenti, e – maledizione – i discorsi hanno iniziato a riguardare questo blog e le modalità di comunicazione che da anni abbiamo adottato. «Tu vai in cerca di guai», «Perché non date mai belle notizie?», «Sempre lì a criticare», e via discorrendo.
A parte il fatto che se il nostro blog non dà belle notizie, che significa che le «cose brutte» sono ancora notizie, è una cosa positiva perché vuol dire che le disgrazie non sono ancora la norma, mi fa sorridere pensare alla fama di criticone che mi sono guadagnato in famiglia.
La Voce che Stecca ha un nome che dovrebbe essere già una garanzia, e il sito che state leggendo non è nato con lo scopo di osannare qualcuno, o di fare da megafono alle mirabolante imprese di qualcun altro, chiunque egli sia. Non è assolutamente vero che critichiamo sempre (Giulia Pianelli il 19 marzo, per esempio, vi ha parlato di una bella idea del ministero dei Beni Culturali sulle biblioteche), semplicemente cerchiamo – a volte riuscendoci, a volte no – di colpire chi ci legge, di stimolarlo a una riflessione. Non ci preoccupiamo dell’esito del ragionamento, sia esso concorde o discorde alla nostra posizione.
Immaginiamo che i nostri lettori ci seguano proprio per questa nostra spinta «controcorrente», che impone loro di guardare un fatto da una prospettiva un po’ diversa, da un punto di vista che magari non avevano (ancora) preso in considerazione. E questo è il nostro orgoglio. Non cerchiamo la critica a ogni costo, vi raccontiamo la realtà o ve la commentiamo secondo il nostro giudizio, senza pensare neppure per un secondo di essere detentori della verità assoluta, di un verbo sacro e indiscutibile.
Se fare questo, per tornare al pranzo in famiglia, significa andare «in cerca di guai», ne prendiamo atto. Per noi è semplicemente l’esercizio di un diritto sacrosanto e inviolabile, quello di esprimersi senza offendere ma riservandoci anche la libertà di criticare ciò che, sempre e solo sulla base di fatti, non condividiamo. Non abbiamo pregiudizi e preconcetti, riflettiamo sui fatti e non sulle opinioni.
Il pluralismo è un altro nostro punto di forza: da noi ognuno scrive ciò che ritiene giusto, se rilevante e non fazioso. Abbiamo in redazione Cecilia Alfier, consigliere comunale Pd ad Albignasego (Padova), un paio di attivisti del Movimento 5 Stelle, più di qualcuno che al referendum costituzionale ha votato «Sì», mentre chi scrive ha persino pubblicato un ebook a favore del «No», e così via.
Ma la nostra più grande forza sono i nostri lettori, che ci leggono ogni giorno per poi scriverci le loro considerazioni, le loro critiche e i loro punti di vista che, nei limiti del possibile, cerchiamo di pubblicare quando possono aggiungere un tassello a una discussione.
Noi continuiamo così, le critiche sono un punto di partenza ma non devono mai essere un punto d’arrivo. Per questo perseveriamo (speriamo non in modo diabolico) in questo tentativo di discussione pubblica che porta il nome di La Voce che Stecca

Tito Borsa

Giornalista professionista e fotografo. Ho pubblicato vari libri tra storia, inchiesta giornalistica e fotografia

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