Minzolini e Vacciano: dal Senato non si esce

ugusto Minzolini ha finalmente presentato le dimissioni da senatore. Dopo essere stato «salvato» da Palazzo Madama in seguito alla condanna a settembre 2015 per peculato, l’ex direttore del Tg1 ha deciso di fare un passo indietro. O almeno queste sono le premesse, perché serve il voto favorevole del Senato che, per prassi, tende a rifiutare la prima richiesta di dimissioni.
Siamo curiosi di vedere come andrà a finire la vicenda: siamo davanti allo stesso Senato che da anni rifiuta periodicamente le dimissioni di Giuseppe Vacciano, ex M5S, che tra qualche mese dovrebbe raggiungere obtorto collo il traguardo della pensione da parlamentare. Comunque vada la questione è paradossale: 1. se le dimissioni di Minzolini venissero accettate, è assurdo che quelle dell’ex pentastellato non riescano ad andare a compimento; 2. se invece (anche solo una volta) venissero rifiutate, la Casta sancirebbe di nuovo la propria superiorità rispetto alla legge. Tertium non datur, non c’è una terza strada.
La storia di Vacciano è paradossale: eletto alle politiche del 2013 nelle fila del Movimento 5 Stelle, il 22 dicembre 2014 presenta le proprie dimissioni (insieme al deputato Cristian Iannuzzi e alla senatrice Ivana Simeoni) in dissenso con la nomina del direttorio. Dimissioni respinte e espulsione diretta dal M5S. Da allora Vacciano fa parte del Gruppo Misto e ha provato a dimettersi altre 4 volte: il 17 febbraio 2015, il 16 settembre 2015, il 13 luglio 2016 e infine il 25 gennaio scorso. Tentativi andati a vuoto. In occasione dell’ultimo fallimento, ha dichiarato di sperare solo nella fine anticipata della legislatura, così da non poter maturare la pensione da parlamentare. 
Il Senato assomiglia a un circolo infernale da cui non è possibile uscire, se non attendendo la fine della legislatura. Questo sia che una legge (la Severino) abbia decretato la decadenza di un parlamentare, sia che il parlamentare stesso voglia andarsene. Un Senato muro di gomma contro le testate del buon senso. Se questa è la politica, dopo non stupitevi che i cosiddetti «populismi» abbiano tanto successo. 

Tito Borsa

Giornalista praticante. Autore di Un silenzio italiano (Cleup, 2017), studio alla Scuola di Giornalismo della Luiss a Roma. Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

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