Cavallo pazzo Trump bombarda, e Gentiloni giustifica

Doveva essere il presidente che si sarebbe fatto gli affari suoi, ma sono bastati pochi mesi dal suo insediamento alla Casa Bianca per permettere a Donald Trump di mostrare il suo vero volto: un guerrafondaio come i propri predecessori, solo più spericolato. «Che cosa guadagneremmo bombardando la Siria, se non più debiti e un possibile conflitto duraturo nel tempo», scriveva su Twitter il 29 agosto 2013, e poi, il 4 settembre successivo, «Non attaccare la Siria (si rivolge a Obama, ndr), se lo fai accadranno tante cose brutte e da quella guerra gli Stati Uniti non otterranno nulla».
E invece eccolo lì, a bombardare due navi sulla base di Shayrat in Siria: 59 missili sul luogo da cui sarebbero partiti gli aerei con le armi chimiche che hanno messo in ginocchio il territorio governato da Assad nei giorni scorsi. Trump ha attaccato senza giustificato motivo un paese membro dell’Onu, e lo ha fatto unilateralmente senza che ci fosse alcuna minaccia per gli Usa, bensì basandosi solo sulla supposizione che le armi chimiche fossero state usate dall’esercito di Assad, supposizione che non è ancora stata provata. E nel frattempo Paolo Gentiloni, per uniformarsi al coro della gente a cui piace la gente che piace, si unisce al plauso: si tratterebbe di una «risposta motivata da un crimine internazionale». Ma stiamo parlando di un crimine non dimostrato e soprattutto di un atteggiamento assolutamente in contraddizione con le promesse di Trump in campagna elettorale.
Trump in un solo colpo ha sfidato pubblicamente sia Assad che Putin, con un atteggiamento che non fa sperare niente di buono: una ritorsione, basata – dicevamo – su di una mera supposizione, frettolosa, unilaterale e del tutto gratuita, tanto che fra i 15 morti causati dal bombardamento statunitense ci sarebbero anche dei civili. L’azione di Trump non è giustificabile sul piano del diritto internazionale, seppure il presidente abbia affermato che lo scopo fosse la sicurezza degli Usa.
Se Gentiloni appoggia il tycoon (tanto da essere definito da Alessandro Di Battista «vassallo degli Stati Uniti»), Matteo Salvini pare non avere molti dubbi: «Assad stava vincendo la guerra contro i terroristi islamici e, secondo voi, usa i gas per ammazzare i suoi bambini? Non puzza lontano un miglio di bufala?», mentre al Quirinale ci si prepara a un incontro lunedì a Mosca fra Sergio Mattarella e Vladimir Putin. In pratica l’Italia ha il presidente del Consiglio che strizza l’occhio agli Usa, e il presidente della Repubblica che – in un’occasione estremamente delicata come questa – parte per la Russia. 

L’illustrazione è di Flavio Kampah Campagna

Tito Borsa

Giornalista praticante. Autore di Un silenzio italiano (Cleup, 2017), studio alla Scuola di Giornalismo della Luiss a Roma. Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

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