Genetica: forse si curerà l’Hiv, ma a che prezzo etico?

Circa un mese fa sono stati rese note le prime modifiche avvenute su alcuni embrioni da parte di alcuni ricercatori cinesi per correggere alcune mutazioni genetiche presenti in alcuni embrioni tramite un’innovativa tecnica di editing genetico. Ovviamente gli organismi umani utilizzati dai ricercatori erano embrioni anomali, oppure cellule uovo scartate dalle cliniche di fecondazione in vitro, che sono state in seguito fecondate con lo sperma di due donatori che erano portatori di due mutazioni genetiche che sono state rimosse con successo solamente in parte dagli scienziati.
Infatti da qualche anno è stato scoperto il Crispr, Clustered Regularly Interspaced Short Palindromic Repeats, ovvero un metodo che è letteralmente in grado di sostituire pezzi di Dna tramite un vero e proprio taglia e cuci microscopico.
Il Crispr non è altro che il nome che gli scienziati hanno dato a dei segmenti di Dna contenenti brevi sequenze ripetute all’interno di cellule procariote, ovvero organismi che non hanno un nucleo distinto e non si riproducono per mitosi.
Ma cosa c’entra questo con le modifiche genetiche?
I batteri in genere sono in grado di incorporare nella cellula frammenti di Dna derivanti da agenti esterni e rimuoverli, riuscendo a evitare che la sequenza danneggiata infetti l’organismo, usando il sistema Crispr come difesa immunitaria.
Queste sequenze ripetute erano già state notate nel batterio Escherichia Coli nel 1987 da Yoshizumi Ishino, ma solo nel 2000 gli studiosi hanno capito la potente funzione di questi cluster ripetuti, dopo averle individuate anche in altri organismi.
Nel 2002 si è inoltre scoperto che vi è un insieme di geni denominato Cas associato con le sequenze Crispr che codificano alcuni enzimi che hanno la funzione di tagliare il Dna. Il locus di un Crispr è dunque formato dai geni Cas, una sequenza di Rna usata come guida e un pezzo di Dna ripetuto che funge da spaziatore.
Jennifer Doudna ed Emmanuelle Charpentier, ora candidate per il Nobel, hanno cercato di capire come i batteri usano il Dna-spaziatore per combattere gli attacchi virali e hanno scoperto vi è presente una proteina, detta Cas9, che sollecitata dall’infezione, trascrive i Dna-spaziatori del virus in una lunga molecola di Rna, che viene poi conservata in memoria dal batterio.
Sicuramente è una tecnica che, se sviluppata ulteriormente, potrebbe portare alla cura di molte malattie come l’Hiv, l’Epatite C e la fibrosi cistica, e che potrebbe persino farle sparire dalla faccia della terra riuscendo a modificare i geni già a partire dall’embrione.
Tuttavia è un sistema che se non verrà usato con cautela potrebbe portare ad aberrazioni e applicazioni anti-etiche. Uno degli esperimenti che ha fatto più discutere è stata la creazione di un beagle pompato, ovvero un cane con una massa muscolare raddoppiata che è stato possibile realizzare grazie all’eliminazione di un gene chiamato miostatina nel Dna.
In un altro esperimento la tecnica è stata applicata anche a dei maiali, che sono stati modificati geneticamente a tal punto da poter diventare dei donatori di organi per l’uomo.
Nella teoria ogni modifica è possibile e si possono allungare, accorciare o eliminare intere sequenze di Dna a proprio piacimento. Questo ci riporta all’idea non troppo fantascientifica secondo cui gli scienziati potrebbero un domani modificare perfino gli embrioni arrivando a creare bambini geneticamente modificati, potendone forse persino potenziare le funzioni celebrali.
Forse come molti genetisti hanno detto nel luglio 2014 sulla rivista Science dobbiamo «proteggere la nostra società dalle nostre scoperte» perché ciò che abbiamo creato non distrugga noi.

Luisa Bizzotto

Studio all'Università di Padova Ingegneria Chimica e dei Materiali. Scrivo per La Voce che Stecca dal 16 luglio 2015 e su queste pagine mi occupo di cultura, scienza, musica e sport.

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