Musica: la distopia orwelliana degli «Yeah! Mutation»

Ri(e)voluzione
Yeah! Mutation
Alka record label – 2017

Nato come quartetto di rock elettronico in italiano nell’agosto 2013, gli «Yeah! Mutation» diventano un quintetto nel dicembre 2015, dopo aver pubblicato il primo Ep a marzo di due anni fa. Si trattava del preludio al concept album «Ri(e)voluzione)», anteprima che ha vinto nel gennaio 2016 il concorso Rock all’opera con l’opera rock Ri(e)voluzioni.
Un’opera ambiziosa, che non nasconde di ispirarsi a capolavori della musica come «The Wall» dei Pink Floyd o «Tommy» degli Who: la band si dà da fare e il risultato sembra proprio all’altezza delle aspettative. Ottime idee, ottima creatività e ottimi musicisti: Filippo Sgarbi (chitarra e synth), Sabella Spiga (voce), Marcello Papotti (batteria), Mattia Boldini (basso) e Marco Malavasi (tastiere e synth). Degna di nota è anche la trama dell’opera: «Una giovane donna, dopo la fine di una guerra, si trova a vivere l’ascesa di un regime totalitario che promette finalmente pace e benessere a un popolo distrutto. Dopo l’iniziale entusiasmo, però, si troverà a lottare contro questo governo non accettando l’alienazione e la repressione che questo impone». È evidente, dicevamo, l’eco di Hey, teacher, leave the kids alone. Un concept dai chiari riferimenti orwelliani: una storia che racconta di una persona comune, costretta a combattere nel nome di una bandiera in cui deve credere per forza, obbligata e indottrinata a credere che la realtà in cui vive, indubbiamente totalitaria, estremista e censoria, sia l’unica o, peggio, la migliore possibile.
Ma, questo il messaggio di speranza del disco, una ribellione è sempre possibile. E di questo atto di sopravvivenza dell’individuo in quanto tale raccontano gli «Yeah! Mutation», e lo fanno indubbiamente bene.

La Voce che Stecca

Articoli non firmati o scritti da persone esterne al blog

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Shares