Di Maio ne dice tante, ma la lobby dei malati di cancro esiste

In risposta all’irriverente «Sarcasmo da Rotterdam» di due ore fa, a firma come sempre di Cecilia Alfier, vorrei – seppur controvoglia – spezzare una lancia a favore di Luigi Di Maio, a proposito della presunta lobby dei «malati di cancro». La frase, risalente all’estate scorsa, era stata fonte di interminabili polemiche: il vicepresidente della Camera aveva detto che «esiste la lobby dei petrolieri e quella degli ambientalisti, quella dei malati di cancro e quella degli inceneritori».
Basta una rapida ricerca per capire che per «lobby» (in italiano gruppo di pressione) si intende «gruppi di persone che, senza appartenere a un corpo legislativo e senza incarichi di governo, si propongono di esercitare la loro influenza su chi ha facoltà di decisioni politiche, per ottenere l’emanazione di provvedimenti normativi, in proprio favore o dei loro clienti, riguardo a determinati problemi o interessi».
Ora, accostare i malati di cancro ai petrolieri è un paragone alquanto discutibile, ma sull’utilizzo del termine «lobby» non c’è molto da criticare: chi scrive non ha notizia di associazioni contro il cancro che abbiano ottenuto qualche «favore» (anche del tutto legittimo) dalla politica, però è incontestabile che, se volessero, queste associazioni potrebbero davvero influenzare la produzione legislativa. Non lo farebbero – si spera – per scopo di lucro, però per ottenere dei vantaggi per gli appartenenti alla categoria sicuramente sì. D’altronde le associazioni di qualunque tipo servono per agevolare gli appartenenti.
Non è cinismo, è semplice realismo. Siamo quel paese in cui i soldi sono lo «sterco del demonio»: è sempre bene averne più possibile però qualunque cosa è inspiegabilmente tanto più lodevole quanto più è lontana dal guadagno. Questo spiega perché l’ottimo sforzo di tante associazioni contro il cancro o dei malati sarebbe stato «macchiato» dal termine lobby, termine che nel pensiero comune viene legato all’aspetto economico e non a quello «umano».
Non sappiamo se Luigi Di Maio, prima di pronunciare quella frase, avesse fatto lo stesso nostro ragionamento però è indubbio che parlare di «lobby dei malati di cancro» per quanto iperbolico non è sicuramente fantascientifico, e ve lo dice uno che ha perso una persona a lui vicinissima a causa del cancro, e che quindi è toccato nel profondo da ogni discorso sul tema. 

Tito Borsa

Autore di Un silenzio italiano (Cleup, 2017), studio alla Scuola di Giornalismo della Luiss a Roma. Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

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