Uk, voto anticipato: la May sul carro dei paternalisti

L’8 giugno si tornerà alle urne nel Regno Unito, lo ha spiegato la prima ministra conservatrice Theresa May ieri: una scelta fatta «con riluttanza» ma ritenuta indispensabile per «garantire certezza e stabilità negli anni a venire» e soprattutto in questo momento in cui l’effettiva Brexit si fa sempre più vicina. «Il Paese vuole unirsi, ma Westminster si divide», ha proseguito, riferendosi alle minoranze laburiste e indipendentiste scozzesi, contrarie all’uscita del Regno Unito dall’Ue, uscita che «è nell’interesse nazionale ma gli altri partiti si oppongono».
Ecco, Theresa May ha aderito al club dei leader politici dediti alla più becera forma di paternalismo: «se non ci saranno elezioni generali ora, il loro (delle opposizioni, ndr) gioco politico continuerà», ha affermato, evidentemente dimenticandosi che ogni democrazia nasce e sopravvive grazie all’equilibrio fra maggioranza e opposizioni. È da notare l’appoggio al voto anticipato del leader laburista Jeremy Corbyn ma la sostanza non cambia: scegliere di presentare al parlamento una mozione per il voto anticipato e dare la «colpa» alle minoranze è un’assurdità.
La maggioranza, per definizione, dovrebbe avere i numeri necessari per portare avanti la propria politica, e se le azioni governative non vanno bene alle altre forze in causa, queste hanno tutto il diritto di ostacolarle e di criticarle. È un’ovvietà, o almeno dovrebbe esserlo, che il pluralismo politico sia un confronto anche aspro sulle questioni in cui non si è d’accordo. Evidentemente i conservatori britannici non hanno certezze sui propri numeri in parlamento, però questo non dà loro il diritto di incolpare pubblicamente le opposizioni.
A questo si aggiunge che il Regno Unito figura come una monarchia parlamentare (costitutiva) e quindi a Theresa May, in quanto prima ministra, è affidato solo il potere esecutivo. Il parlamento, nello specifico la Camera dei Comuni, può essere sciolto solo dalla Regina. La mozione che presenterà la May è del tutto legale, ovviamente, però ciò non toglie che stoni nella tradizione di divisione dei poteri.

Tito Borsa

Giornalista praticante. Autore di Un silenzio italiano (Cleup, 2017), studio alla Scuola di Giornalismo della Luiss a Roma. Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

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