Report antivaccini? Ma si parlava di un’altra cosa!

Dopo i casi Consip, Eni e Benigni, ora Report «dovrebbe chiudere» per «cialtroneria pagata con soldi pubblici» (copyright Alessia Morani, Pd) a causa di un’inchiesta sul vaccino contro l’Hpv, il papilloma virus, che fino al 2015 è costato allo Stato 306 milioni di euro.
Il problema è uno e uno solo: chi pensa che la puntata di Report fosse contro l’utilizzo dei vaccini semplicemente o non l’ha vista oppure non sa di cosa sta parlando. La trasmissione condotta da Sigfrido Ranucci (che aveva premesso «Questa inchiesta non è contro l’utilità dei vaccini») non è entrata nel merito dell’efficacia dei farmaci, ma ha riguardato unicamente la questione della farmacovigilanza. Secondo la legge, un medico deve comunicare all’autorità preposta entro 36 ore qualunque «sospetta reazione avversa» a un vaccino. E «sospetta» significa anche non provata scientificamente.
Accusare Report di aver diffuso sul servizio pubblico (come se questo termine avesse ancora un valore) teorie antivacciniste significa semplicemente aver visto un’altra trasmissione. E ha sbagliato canale anche Giampaolo Galli, economista e deputato Pd, che ha twittato «E ora attendiamo una puntata di #Report sui danni dell’#euro per vedere l’effetto che fa sui risparmiatori e sulle aste dei titoli pubblici»: se, per ipotesi, la trasmissione mandasse in onda un’inchiesta su degli eventuali danni (provati) della moneta unica, andrebbe benissimo. Un’altra deputata Pd, Vanna Iori, ha cinguettato «Stop alla disinformazione sui #vaccini: le tesi antiscientifiche mettono a rischio la salute di tutti», usando come hashtag «#Report», e così si è aggiunta alla lista di quelli che non hanno guardato la trasmissione. La lista è lunga e ve la risparmiamo.
Una piccola nota: Matteo Renzi ha condiviso il post dell’esimio dottor Roberto Burioni, che giustamente spende molto tempo per smentire le tesi antivacciniste: «Però è doveroso ricordare che se un giornalista ospitasse le opinioni di un un violento che sostiene che le donne si devono picchiare avrebbe sulla coscienza i femminicidi». Il medico è senza dubbio un ottimo professionista, ma non conosce le basi del giornalismo: la storia raccontata da Report, ossia che ci sono ragazze che hanno il sospetto di soffrire di effetti collaterali al vaccino, è una notizia. Se le fonti della trasmissione sono valide, e chi scrive (come chiunque abbia commentato la notizia) non ha motivo di credere che non sia così, c’era una storia che valeva la pena di raccontare. E non c’è alcun invito a non vaccinarsi, semplicemente perché si parla di altro. Ora, se volete continuare a credere al pressapochismo dilagante fate pure, ma se non volete credere a noi, almeno guardate la puntata di Report di lunedì scorso.

Tito Borsa

Giornalista praticante. Autore di Un silenzio italiano (Cleup, 2017), studio alla Scuola di Giornalismo della Luiss a Roma. Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

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