Minzolini se ne va dal Senato, ma in grave ritardo

«Ringrazio il Pd per il 16 marzo, ha avuto coraggio»: così Augusto Minzolini, riferendosi al salvataggio a opera del Senato, ha commentato l’accoglimento delle sue dimissioni da parte dell’aula. 142 i voti a favore, 105 i contrari e 4 gli astenuti, malgrado le invocazioni dell’ex Direttorissimo che aveva chiesto, parafrasando san Giovanni Paolo II, a Palazzo Madama di rifiutare le sue dimissioni e di «avere coraggio». «In Senato è tornato il calcolo politico, la paura, e questa non fa bene alle istituzioni», ha detto Minzolini dopo aver accusato il colpo.
Avrebbe già dovuto essere fuori dal parlamento dopo la decadenza per la legge Severino, ma l’ormai ex senatore azzurro era stato salvato, in modo a dir poco discutibile, da una larga fetta di suoi colleghi che si erano così rifiutati di rendere effettivo l’effetto di una legge della Repubblica.
La storia di Minzolini la conoscono ormai anche i sassi: dopo la sua condanna definitiva per peculato risalente al 12 novembre 2015, la giunta del Senato aveva stabilito (18.07.16) la sua decadenza da senatore di Forza Italia. Il 16 marzo scorso, contro ogni previsione, era stato salvato da Palazzo Madama, nonostante fosse interdetto dai pubblici uffici e quindi incandidabile.
Nel frattempo Giuseppe Vacciano, l’ex 5 Stelle che da anni cerca di dimettersi, ha visto per l’ennesima volta rifiutate le proprie dimissioni. 

La Voce che Stecca

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