A Parigi si è celebrato il declino dell’Isis

Se proviamo a mettere in fila tutti gli attentati attribuiti, più o meno direttamente, all’Isis anziché prenderli come «mucchio», risulta lampante come – per fortuna, ovviamente – il potenziale degli adepti del sedicente Stato Islamico sia molto scemato nel tempo.
Accantonando l’assalto alla redazione di Charlie Hebdo che è un evento sui generis perché le vittime erano in qualche modo «designate» e non casuali come è successo tutte le altre volte, proviamo a vedere con l’aiuto della tabella qui sotto i risultati di alcuni attentati. 

Come potete vedere, al di là degli attentati «minori», in meno di due anni si è riscontrato un calo drastico sia del numero assoluto delle vittime e dei feriti sia di quello in relazione con il numero di attentatori: dal punto di vista dei terroristi, quello del 13 novembre 2015 a Parigi è stato l’attentato «perfetto», un’azione coordinata di più individui in zone diverse con armi da fuoco e cinture esplosive che ha portato, unendo morti e feriti, a far sì che ogni attentatore colpisse in media più di 70 persone, per un totale di quasi 500. La media a Bruxelles è di circa 124 persone, fra morti e feriti, per ogni terrorista ma, come si vede, il numero di vittime scende drasticamente. A Nizza invece si ha un’impennata perché un solo uomo ha colpito quasi 400 persone uccidendone 86. A Berlino poi, in una situazione analoga, si hanno «soltanto» 12 vittime e 56 feriti.
Ora, alla luce di questo, come è possibile che un uomo con un’arma automatica, in una zona centralissima e affollatissima come gli Champs-Elysées a Parigi, riesca a uccidere «solo» due persone prima di venire abbattuto dalle forze dell’ordine? Le spiegazioni possono essere due, e probabilmente la verità sta nell’intreccio di entrambe: da una parte le forze di polizia che sanno esattamente come reagire in tempi sempre più brevi, ma dall’altra anche la scarsa efficienza del terrorista.
Organizzare un attentato come quello del 13 novembre 2013 costa in termini di denaro, di pianificazione e di addestramento ed è plausibile che almeno uno di questi tre fattori non sia più coltivato dal sedicente Stato Islamico. La sparatoria di giovedì sera può essere catalogata, dal punto di vista dell’Isis, come un fallimento, nonostante sia arrivata pronta la rivendicazione.
Questo discorso non esclude di certo che, purtroppo, ci possano essere altri attentati con un numero altissimo di vittime, però è evidente che la forza distruttiva dei terroristi, soprattutto quando usano armi da fuoco, è sensibilmente calata. Infatti a Nizza e a Berlino non ci sono stati spari o esplosioni, bensì camion sulla folla. Un metodo che necessita di meno preparazione e dove basta solo la mera improvvisazione. Pur non volendo trarre conclusioni affrettate, è evidente che la lotta all’Isis sta dando i suoi frutti: gli attentati ci sono ancora ma 1. sono sempre meno organizzati e pianificati e 2. le forze dell’ordine europee stanno imparando a gestire questo tipo di emergenze. 

Tito Borsa

Giornalista praticante. Autore di Un silenzio italiano (Cleup, 2017), studio alla Scuola di Giornalismo della Luiss a Roma. Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

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