L’intervista. Donazzan: la prof trans di Vicenza non è normale

È notizia di qualche giorno fa che all’Istituto Tecnico Industriale «Rossi» di Vicenza un’insegnante transessuale è stata scoperta dai suoi studenti a prostituirsi su internet. La notizia ha fatto molto scalpore: l’insegnante di inglese precaria era già stata notata per il suo abbigliamento. «Veniva a scuola vestita normalmente, con i pantaloni. Ma qualche volta aveva un abbigliamento da donna, altri giorni da uomo», spiega una bidella dell’istituto. Abbiamo chiesto il parere di Elena Donazzan, assessore regionale veneto all’Istruzione.

Quali provvedimenti sono stati presi nei confronti dell’insegnante?
Il professore (sic!), probabilmente comprendendo di essere stato smascherato, ha usato lo stratagemma di chiedere le ferie per i giorni di lavoro rimanenti, ovvero uno solo, dalla fine dell’incarico. Quindi secondo la legge non può essere avviato un procedimento disciplinare. Il problema è che resta in graduatoria di istituto in altre scuole. Comprese le elementari e medie.

Il fatto che, come ha sostenuto lei, «Quella persona non era esattamente la più indicata a insegnare», dipende dal fatto che si è prostituita o dal fatto che è transessuale? In fondo, questa insegnante non ha importunato gli studenti, sono stati loro a indagare sulla sua vita privata.
Non sono d’accordo. Fare l’insegnante non è un semplice lavoro ma una missione di grande responsabilità. Che, permettetemi l’inciso, dovrebbe essere maggiormente valorizzata. Detto questo, credo appunto che un docente debba essere un punto di riferimento e dare l’esempio dentro e fuori dall’aula, perché il suo ruolo di formatore non si esaurisce al termine di una lezione di inglese, matematica o storia. Se rappresenti la scuola in primis come istituzione e in seconda battuta come istituto non devi essere solamente competente nella tua materia ma hai un’immagine da difendere e devi essere idoneo a livello psicoattitudinale. Ve lo chiedo provocatoriamente, ma fino a un certo punto: perché deve esserlo l’autista di uno scuolabus che trasporta fisicamente gli studenti a scuola mentre non lo deve essere un insegnante che ha la responsabilità, forse maggiore, di guidare i ragazzi nel cammino formativo e di crescita che risulterà determinante per farli diventare un domani uomini, donne, lavoratori, padri e madri di famiglia? La sessualità credo altresì che sia un fatto personale. Che a maggior ragione, se fai l’insegnante, non devi spiattellare a destra a manca, tanto più su un sito hard, a pagamento. E se lo vuoi fare, lasci la cattedra e ti dedichi ad altro.

Lei ha sostenuto: «La cosa grave è che i ragazzi hanno riconosciuto l’anomalia e tirato fuori le fotografie. Noi adulti abbiamo stimolato la loro curiosità scabrosa». La professoressa ha suscitato questa curiosità semplicemente con il suo aspetto: in che misura è una colpa? Non è meglio normalizzare la transessualità, piuttosto che demonizzarla?
Mi dispiace se deludo qualcuno ma, nel rispetto imprescindibile che va portato alle persone, ritengo che la normalità non sia ancora un concetto relativo e astratto. Un uomo che si traveste da donna, o viceversa, per me non è la normalità. E non penso di essere l’unica a pensarla così, se no i ragazzi sarebbero rimasti indifferenti. Invece così non è stato e probabilmente qualcuno avrebbe dovuto prendere prima dei provvedimenti. Senza dubbio non sono pochi i casi di insegnanti dalla dubbia moralità, che manifestano comportamenti discutibili anche di fronte ai propri studenti.

Che cosa si può fare per risolvere questo problema?
Semplice: chi non rispetta le regole, importuna gli studenti o non li mette nelle condizioni di affrontare il percorso di studio in armonia e serenità, va rimosso dal proprio incarico, estromesso dalle graduatorie, finanche licenziato, a seconda della gravità dei comportamenti espressi. Credo che disciplina, rigore, rispetto delle regole, siano prerogative che debbono essere impartite dalla scuola, che deve tornare a formare gli uomini e le donne della società di domani.

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