Cara Sara, grazie di tutto, mi mancherai

Cara Sara,
non sei morta e nemmeno «sei partita per la guerra», come mi hai giustamente fatto presente ieri mattina in uno scambio di messaggi. Ma ciò non toglie che mi mancherai. Sei stata vicedirettrice di questo blog per poco meno di un anno e il tuo contributo è stato davvero essenziale.
Ci siamo conosciuti a metà giugno dell’anno scorso, durante un corso di giornalismo al Fatto Quotidiano (in foto) e fin da subito ho capito che eri la persona giusta per aiutare Francesca e me a dirigere la Voce, e soprattutto per smussare la mia vena attaccabrighe  e litigiosa. Avevo ragione.
Mi mancherai. So che non sei morta, grazie a Dio, e che nemmeno sei partita per chissà che luogo lontano, però lavorare per 10 mesi al tuo fianco mi ha insegnato moltissimo. Ora Gerarda Monaco prenderà il tuo posto e non ho dubbi che saprà svolgere anche lei un ottimo lavoro. Però gli addii, anche se solo lavorativi e non umani, mettono sempre tristezza e malinconia, questo penso tu possa concedermelo.
Abbiamo idee diverse su molti argomenti: dalla gestione di questo blog alla politica, passando per i nostri modelli economici di riferimento. Ma è sempre stato un confronto estremamente costruttivo e di questo non posso che essertene grato.
Ti auguro con tutto il cuore buona fortuna per il tuo futuro.
A presto, un abbraccio forte.

Tito Borsa

Giornalista praticante. Autore di Un silenzio italiano (Cleup, 2017), studio alla Scuola di Giornalismo della Luiss a Roma. Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

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