Il bitonciano Alain Luciani custode della casa di un malavitoso

La replica di Alain Luciani

Altro che Liberazione! Alain Luciani, ex assessore a Padova nella giunta leghista di Massimo Bitonci, ha passato il 25 aprile a festeggiare san Marco, e con l’occasione a mostrare (insieme, tra gli altri, a Mariella Mazzetto) i manifesti per «Bitonci sindaco», in occasione delle comunali dell’11 giugno.
Ebbene sì, il fedelissimo dell’ex senatore leghista si ricandida e poi eccolo condividere su Facebook la sua foto accanto al governatore del Veneto Luca Zaia. Alain Luciani uomo del Carroccio nella crociata contro i comunisti? Oggi sì, ma nel 2004 le cose erano un po’ diverse. Alle elezioni provinciali di 13 anni fa, lo vediamo candidarsi nella lista «Liga Fronte Veneto» e, dopo aver perso al primo turno il proprio candidato Michele Munaretto, appoggiare al ballottaggio Franco Frigo, sostenuto da Ds, Margherita, comunisti e compagnia bella. Forse ha cambiato idea, forse aveva annusato la vittoria della sinistra, poco cambia, l’importante sarebbe saperlo.
Alain Luciani ha un’altra vicenda nel suo passato che i suoi elettori dovrebbero sapere: il suo legame con Roberto Berion. Nel 2006 l’allora 27enne Luciani finisce agli onori delle cronache perché Berion lo avrebbe massacrato di botte dopo averlo convocato a casa sua. Residenti entrambi a Mortise, i due si conoscevano da tempo, tanto che Luciani aveva dato da mangiare ai cani di Berion mentre questo era in carcere dopo aver minacciato di far saltare in aria la sua casa per un esproprio a opera di Trenitalia. Il legame però non sembra solo di buon vicinato, perché fu proprio il futuro assessore a convincere l’uomo a desistere. Il Mattino di Padova definisce Luciani il «custode» della casa.
Ma chi è Roberto Berion? Per rispondere a questa domanda basta fare una rapida ricerca online: nel 1986 la moglie, esasperata dalle continue angherie, gli spara in faccia rendendolo cieco. Sull’articolo di Repubblica dell’epoca si parla dell’uomo come di «un ex attore padovano» che picchiava e maltrattava la consorte. Ma è la vicenda riguardante l’esproprio e il tentativo di far saltare tutto in aria che ci regala particolari interessanti: Roberto Berion, secondo AdnKronos, sarebbe un «pregiudicato», «affiliato alla Mala del Brenta». Il cognome nell’articolo è sbagliato, ma la vicenda è senza dubbio quella riportata anche dai quotidiani.
Alain Luciani ha quindi dato da mangiare ai cani di un uomo della Mala del Brenta, l’organizzazione criminale operante in Veneto dagli anni ’70 agli anni ’90 e definita da molti la «quinta mafia», e lo avrebbe dissuaso da far esplodere la casa. Non c’è nulla di penalmente rilevante, ovviamente, però è una vicenda che senza dubbio fa riflettere. Un affiliato alla Mala del Brenta pregiudicato affida la sua casa e i cani a cui teneva immensamente proprio ad Alain Luciani. Pur non volendo noi insinuare nulla, è un fatto strano.

Tito Borsa

Giornalista praticante. Autore di Un silenzio italiano (Cleup, 2017), studio alla Scuola di Giornalismo della Luiss a Roma. Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

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