La lettera. Perché commentare a lato le interviste?

Caro direttore,
le scrivo riferendomi alle due interviste pubblicate la settimana scorsa sul suo blog: la prima al candidato sindaco a Genova Marco Mori e la seconda all’assessora all’Istruzione del Veneto Elena Donazzan. Non ho né gradito né capito la sua necessità di commentare le due interviste a lato: sembra quasi che lei pensi che i lettori non possano capire da soli e debbano avere sempre qualcuno che li guida nella comprensione di un’intervista. Spero davvero che lei sappia darmi una spiegazione diversa.
Distinti saluti

Luana


Cara Luana,
devo dirle che quei commenti sono stati oggetto di discussione anche in redazione: e se gli intervistati pensano che telefoniamo loro solo per poi metterli alla berlina? Abbiamo convenuto che valesse la pena correre il rischio: quei due brevi articoli, pubblicati insieme alle interviste, potevano benissimo stare da soli però così avrebbero perso di immediatezza e il collegamento con le parole di Mori e della Donazzan sarebbe stato meno diretto.
L’esigenza di inserire quei commenti non è data da un’assenza di fiducia nei lettori e nella loro capacità di giudizio e di critica: sono articoli scritti dal sottoscritto e io sono il solo responsabile dell’opinione lì espressa. A Gerarda Monaco sembrava interessante sentire le parole di Mori, mentre a me è parso un soggetto assolutamente comune, anche se legare l’antieuropeismo al rispetto per la Costituzione è senza dubbio un elemento caratteristico del personaggio. Analogamente per la Donazzan: Francesca Bortoli si è limitata a farle delle domande, poi è stato compito mio commentarle perché ho sentito il bisogno di dire la mia di fronte a parole che alle mie orecchie stonavano dalla prima all’ultima. Questo non significa che chi ha fatto le interviste appoggi Mori e la Donazzan mentre io prendo le distanze, semplicemente Francesca Bortoli e Gerarda Monaco avevano un compito, io un altro.
Proprio a favore del pluralismo che sin dal principio caratterizza questo blog, è importante che chi intervista una persona non commenti poi, in «differita», le tesi dell’intervistato: il sottoscritto ha fatto un po’ la parte del lettore, cercando di porre delle questioni sorte dalla lettura dell’articolo.
Cordiali saluti

Tito Borsa

Giornalista praticante. Autore di Un silenzio italiano (Cleup, 2017), studio alla Scuola di Giornalismo della Luiss a Roma. Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

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