Luciani, la replica: era un gesto di carità, «il Mattino» travisò

Pubblichiamo la replica di Alain Luciani all’articolo di Tito Borsa pubblicato ieri.


Mi è dispiaciuto vedere quell’articolo perché il Mattino all’epoca travisò in modo incredibile, scrisse delle cose a caso: arrivò in un altro articolo a definire Berion «un amico di famiglia». Io all’epoca non ero in grado di ribattere, poi è rimasto tutto lì. La verità è un’altra. Mi occupavo di sociale e di volontariato: davo una mano in quartiere a persone che sono in difficoltà come sto facendo tuttora. Berion al tempo divenne non vedente per cui, per carità cristiana, quando aveva delle necessità gli davo una mano: per accompagnare un cane dal veterinario o per portargli da bere e da mangiare, al di là del fatto che era un pregiudicato, era una persona che aveva dei bisogni, come tutti gli esseri umani.
All’epoca lui aveva dato di matto quando voleva farsi saltare in aria e la polizia ha chiamato me perché sapeva che ero l’unico che riusciva a parlare con questa persona che era già instabile, aveva dei problemi psichiatrici. Mi ricordo che mi preoccupai dei suoi cani e dei suoi gatti quando lo rinchiusero e mi venne data la possibilità di accedere solo all’esterno della proprietà per dare da mangiare agli animali.
Quindi questo è avvenuto non per una scelta di Berion: fu proprio la richiesta dell’organo di polizia per potergli dare una mano perché per le forze dell’ordine gli animali erano un problema. Poi gli organi di polizia si scusarono con me per avermi messo in quella situazione, che sarebbe diventata un boomerang per cui quasi ci ho rimesso la vita. Durante l’assenza di Berion qualcuno andò a rubare a casa sua e lui diede la colpa a me perché io sarei stato il custode. Invece non era vero: era una fandonia per la quale io quasi ci ho rimesso la vita. Un dolore per me e per la mia famiglia. Lui mi sequestrò a casa sua, mi seviziò e mi bastonò.
A distanza di anni sto ancora andando avanti a processi per questa storia che, anche economicamente, mi ha compromesso la vita: io mi pago gli avvocati mentre lui va con quelli d’ufficio. Ha fatto denunce, stalking, ha minacciato la mia famiglia, all’epoca avevo una fidanzata che dovetti lasciare perché non volevo che venisse messa in mezzo anche lei in questa situazione. Per me è stato un dramma che mi ha causato dei problemi anche sociali.
Quella volta che mi sono candidato, come riportato nell’articolo, fu per una richiesta che mi fecero per tirarmi fuori da quella situazione. Non era questione di destra o sinistra all’epoca, era solo una scelta di tornare a vivere una vita normale. 
Il Mattino, nonostante gli chieda di cancellare quegli articoli, non li cancella, quindi quando uno digita su internet il mio nome trova quelle informazioni. Furono delle inesattezze allucinanti, fuori da ogni logica, come è stato detto poi dagli atti giudiziari: Berion è stato condannato più volte ed è stato definito instabile. Mi sono semplicemente trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato. E per fare del bene ho compromesso la mia vita: lui continua a minacciarmi, anche oggi (ieri).

Alain Luciani

Prendiamo atto della rettifica di Alain Luciani
e lo invitiamo caldamente, se ha (come immaginiamo) il diritto di farlo,
a chiedere la rettifica, oltreché a noi, anche al Mattino.
Detto questo, l’articolo non aggiungeva niente di nuovo,
limitandosi a unire vari pezzi d’archivio.
Perciò, se è vero quanto riportato in replica da Luciani, più che scusarci noi,
dovrebbe scusarsi chi ha lasciato degli articoli inesatti online dopo più di 10 anni. (t.b.)

La Voce che Stecca

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