Torna il servizio civile obbligatorio? Inutile e dannoso

Domenica scorsa, la ministra della Difesa Roberta Pinotti ha creato sgomento con una proposta piuttosto inaspettata: rendere obbligatorio il servizio civile, da svolgere per un anno, come strumento di educazione civica.
A questo riguardo, un elemento interessante da prendere in considerazione è la mancata soluzione di continuità con la politica avviata con l’introduzione dell’alternanza scuola–lavoro nella riforma dell’istruzione di matrice renziana.
Come ben sapete, anche in quel caso, si è adottato il format dell’obbligatorietà, con l’aggravante, tuttavia, della totale gratuità della – a tutti gli effetti – prestazione lavorativa eseguita degli studenti delle superiori presso strutture e enti tra i più disparati, spesso nemmeno inerenti al percorso scolastico dei ragazzi.
Ora, però, analizziamo lo stipendio corrisposto a ogni singolo partecipante al progetto. Si tratta di 433 euro al mese, per un monte ore di venticinque a settimana. Con un calcolo elementare, deduciamo che si arriva a lavorare fino a cento ore al mese. Ecco che, così, si comprende al volo che, pur trattandosi di una tipologia di contratto di poco superiore al part-time, la paga è veramente esigua: parliamo, infatti, di nemmeno 4,50 euro ogni sessanta minuti. Non si lavora gratuitamente, quindi, ma poco ci manca.
Si rinnova, perciò, l’aspra collisione tra la retorica dei nostri politici e la realtà dei fatti. La ministra Pinotti si è riempita la bocca di valori da trasmettere, di educazione e cultura, ma questa trovata pare essere nient’altro che una nuova sessione di allenamento nella palestra dello sfruttamento.
Si prosegue nel voler abituare i giovani a un mondo lavorativo incerto e ingiusto, a impieghi di breve durata con uno stipendio non consono né allo sforzo personale né al costo della vita. D’altronde, prendendo confidenza fin da subito con certe condizioni, si tende ad accettarle più facilmente e a ritenerle la norma. Non pensate, tuttavia, che il nostro governo intenda investire solo a lungo termine: ci sono effetti ben più immediati. Con questo meccanismo, infatti, vi è una gran disponibilità di manodopera a basso costo sempre fresca per sostituire veri e propri dipendenti per cui i titolari (spesso lo Stato) dovrebbero sborsare ben di più.
Se, invece, si vuole davvero potenziare la sensibilità civica dei ragazzi italiani, sarebbe più funzionale puntare sulla famiglia e sul sistema scolastico. Dopo quindici anni a scuola e ancor di più dopo tutti quelli vissuti in famiglia, non sembra necessaria un’imposizione del genere per acquisire la capacità di rispettare le regole e di stare bene all’interno dellà società.

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