Obbligo vaccini a scuola? Una legge che non funziona

Ancora vaccini, ancora polemiche, soprattutto dopo che è stata stabilita per legge l’obbligatorietà di 12 vaccinazioni, pena una multa abbastanza salata a carico dei genitori «irresponsabili» e che, come dice l’ormai celebre social-medico Roberto Burioni, mettono «in pericolo tutta la società». Premesso che ovviamente le vaccinazioni sono utili, e addirittura molto spesso indispensabili, non solo per l’individuo ma anche per chi gli sta attorno perché permettono di avere una copertura anche a chi, per esempio per motivi di salute, non può vaccinarsi, è altrettanto lampante che la legge appena approvata è un abominio.
Se dei genitori decidono di non vaccinare il figlio, le limitazioni e le sanzioni variano a seconda dell’età della prole: fino ai 6 anni, non potranno iscriverlo né all’asilo nido né alla scuola materna; fra i 6 e i 16 anni (età della scuola dell’obbligo) andranno incontro a multe da 500 a 7500 euro e rischieranno di perdere la potestà genitoriale. Ora, se gli obiettivi di questa legge sono ovviamente lodevoli e sacrosanti, è altrettanto vero che le modalità con cui si intende perseguirli sono a dir poco piene di lacune di vario tipo. Proviamo a elencarne qualcuna.

1. Non è presente alcun obbligo per gli adulti presenti a scuola (docenti e personale Ata, per esempio) di vaccinarsi, e questo potrebbe far calare quel 95% di copertura vaccinale che garantisce la sicurezza.

2. Anziché promuovere l’informazione e la divulgazione (scientifica, non fatta da ciarlatani) sull’utilità dei vaccini, si è scelta la via più breve: imporli. E questo, non è difficile prevederlo, non potrà che creare maggiore diffidenza verso questi farmaci. 

3. È già stata giuridicamente definita la prevalenza del diritto all’istruzione sul diritto alla salute, quindi i bambini non vaccinati entrerebbero comunque nella scuola dell’obbligo, soprattutto vista la lunghezza biblica che potranno avere i procedimenti riguardanti le sanzioni ai genitori, soprattutto se si parlasse di multe molto salate oppure addirittura la perdita della potestà.

4. Se un bambino, poniamo, non viene vaccinato e i genitori pagano la multa ma continuano a rifiutarsi di vaccinarlo, potrà entrare nella scuola dell’obbligo? Parrebbe proprio di sì, e questo crea una evidente disparità di diritti fra chi può permettersi di pagare anche 7500 euro di multa, e chi invece deve sottostare al diktat dello Stato.

Cosa fare a questo punto? Continuiamo a ripetere che la soluzione non sta né nell’imposizione né nella completa libertà (che tale non è perché può ledere i diritti altrui), bensì nel dialogo. La scienza, checché ne dica il suddetto Burioni, è democratica tanto quanto qualunque altra disciplina: ciò non significa che l’opinione di un medico valga quanto quella di chi scrive, laureato in filosofia, bensì che dev’esserci un rapporto orizzontale e non verticale fra gli esperti e le persone comuni. Non ci si deve stupire della diffidenza diffusa se si suole far cadere dall’alto di una laurea in medicina delle verità assolute, a mo’ di verbo divino. Se davvero si vuole fare divulgazione – che se fatta bene porterebbe a un sicuro aumento delle vaccinazioni – bisogna discutere con chi ha idee diverse, anche solo per dimostrare una volta per tutte la fondatezza delle proprie. Questo Burioni non fa, visto che non intende rispondere alle obiezioni (spesso folli, certo) degli antivaccinisti per proseguire imperterrito nel suo monologo su Facebook. Così si prende gli applausi di Renzi, ma non fa un buon lavoro divulgativo.
La parola d’ordine dev’essere confronto: solo questo potrà renderci un paese normale.

Tito Borsa

Ho fondato La Voce che Stecca e la dirigo dal 19 aprile 2014. Scrivo ogni mese sul Borghese e ogni tanto sul blog Sostenitore del Fatto Quotidiano. Una laurea in Filosofia all'Università di Padova

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