Le pagelle: elezioni a Padova, caput mundi del nulla

L’11 giugno si voterà anche a Padova, dopo la caduta di Massimo Bitonci nell’autunno scorso e alcuni (travagliati) mesi di commissario prefettizio. Ve ne abbiamo già parlato in modo abbastanza ironico, ma proviamo oggi a essere più seri e professionali. La città del Santo si appresta a scegliere fra una rosa di candidati, il cui valore complessivo si avvicina pericolosamente allo zero.

L’inconsistenza parte ovviamente dall’ex sindaco Massimo Bitonci, che il 12 novembre scorso era stato sfiduciato anche da due membri della propria coalizione e che aveva annunciato di ripresentarsi senza i «traditori»: passando da «il sindaco di tutti» a «il tuo sindaco», lo sceriffo ha deciso di fondare la propria campagna elettorale su toni molto pacati, probabilmente perché pensa che i suoi avversari finiranno per sbranarsi da soli. «Padova con me in questi due anni e mezzo ha cambiato volto», aveva affermato dopo la sfiducia, e – ve lo abbiamo dimostrato a ottobre – per quanto riguarda la lotta al «degrado» (suo cavallo di battaglia) non era cambiato nulla. Certo che la frase, presente in ogni pertugio di Padova, «Bitonci è sicurezza» suona davvero beffarda. I sondaggi lo danno in testa, probabilmente perché si tratta dell’«usato sicuro», e anche del meno peggio, che è tutto dire. (Sempre il solito, 5,5)

Suo principale avversario è Sergio Giordani, manager di varie aziende che si candida con una civica appoggiata dal Pd: l’unica variazione alla noia, suo malgrado, durante la campagna elettorale è stato un ictus che lo ha portato per qualche settimana a non partecipare agli incontri in programma. Si fa chiamare il «sindaco padovano» in ovvia contrapposizione a Bitonci, ancora residente a Cittadella. A parte questo, e l’ictus già citato, per trovare idee e proposte innovative dobbiamo davvero munirci di capacità intuitive e fantasia. Forse il punto più divertente e affascinante dell’intera campagna di Giordani lo troviamo in Guerrino Polito, che con il manager sindaco ambisce a fare l’assessore al commercio: incaricato di sostituire Giordani convalescente, Polito ha pubblicamente affermato che Massimo Bitonci è «una persona onesta che merita di fare il sindaco, solo ha un brutto carattere che lo porta a litigare troppo». Se pensiamo che sta parlando del suo diretto avversario l’11 giugno, non si sa se ridere o piangere. (Candidati confusi, 5)

Per quanto riguarda Arturo Lorenzoni, candidato sindaco con Coalizione Civica, il discorso è un po’ diverso: sembra che abbia qualche idea interessante, ma inspiegabilmente non la tira fuori dal cilindro. Per valorizzare il commercio nel quartiere Guizza, afferma: «Alcune idee ce le abbiamo», peccato che non ce le spieghi. Nel frattempo organizza girotondi su e giù per il centro storico. Il docente di Economia Applicata all’Università di Padova sembra promettente, però gli elettori dovrebbero almeno avere qualcosa su cui fondare la fiducia in quest’uomo. È il candidato più culturalmente interessante, e infatti è appoggiato più o meno esplicitamente da molti docenti famosi dell’Ateneo, suoi colleghi, e raccoglie le simpatie di molti studenti. Il problema è che, a parte inquinamento, orti sociali, autobus di notte e piste ciclabili, non si riesce a capire cosa voglia. Per quanto riguarda il luogo dove costruire il nuovo ospedale, Lorenzoni ha presentato un questionario per dare parola ai cittadini, come se questi non lo eleggessero a proprio rappresentante affinché si informi e scelga al posto loro. (Incomprensibile, sv)

Il M5S candida l’antropologo Simone Borile, per «spazzare via una volta per tutte i partiti da Padova», ma anche qui le idee latitano, a parte la chiamata diretta degli assessori fra tutti i cittadini, «perché l’esperienza e la capacità devono prevalere sulle vecchie logiche politiche». Se sfogliamo la sua pagina Facebook creata per l’occasione (il profilo privato risulta inattivo da mesi) troviamo più attacchi agli altri candidati che qualcosa di originale e propositivo: «Giordani come Renzi vuole #regalare Padova ai cinesi» è uno dei suoi j’accuse, con annesso hashtag insensato (chi può cercare sui social qualcosa su Borile con la parola chiave «regalare»?). Il programma dei pentastellati non appare, se non tra i commenti come link al blog di Beppe Grillo, e anche questa scelta appare davvero incomprensibile: l’unico modo per sapere quali siano le proposte di Borile è quella di sfogliare un ebook di ventiquattro pagine. Cosa farà il M5S a Padova? si chiedono gli elettori poco propensi a cercare sul web il programma; scelte lecite, ma dopo non bisogna stupirsi se Borile nei sondaggi è terzo o quarto. (Marketing, questo sconosciuto, 4)

L’ultimo candidato degno di nota è Luigi Sposato, con la sua civica Osa (il verbo è contenuto all’interno del cognome) che ha avuto l’appoggio di Mario Adinolfi e del suo Popolo della Famiglia. Una campagna elettorale che è costata, dicono i bene informati, circa 200mila euro per un risultato che sinora si attesta intorno a meno del 2%. Soldi buttati via? Voci di corridoio parlerebbero di un possibile appoggio a qualche altro candidato al ballottaggio forse in cambio di un posto in consiglio comunale, ma finora sono solo dicerie. Per adesso Sposato e la sua campagna elettorale verrebbero messi da Dante fra gli scialacquatori. (Figliol prodigo, 3)

Tito Borsa

Ho fondato La Voce che Stecca e la dirigo dal 19 aprile 2014. Scrivo ogni mese sul Borghese e ogni tanto sul blog Sostenitore del Fatto Quotidiano. Una laurea in Filosofia all'Università di Padova

Shares