Padova: la candidata è fascista? Lasciatela in pace

Chi ci conosce e ci segue sa bene che con l’ex sindaco (ora ricandidato) di Padova Massimo Bitonci non abbiamo mai avuto buoni rapporti, tant’è che chi scrive è stato pubblicamente definito da Bitonci un «ebete» in risposta a un articolo pubblicato sul sito del Fatto Quotidiano.
Fatta questa premessa, non possiamo non esprimere tutta la nostra solidarietà alla ventiquattrenne Elena Cappellini, candidata con la lista civica Bitonci Sindaco, che da un paio di giorni è stata messa sulla forca per una foto che la ritrae mentre fa il saluto romano. Discutibile per ragioni d’opportunità, il gesto però esula completamente dalla campagna elettorale in corso: è stato fatto a Predappio, a casa di Mussolini, in data ignota. Ora, quale sia il nesso con le elezioni comunali padovane dell’anno Domini 2017 è un mistero: solo un allocco può pensare che senza quella foto gli elettori della Cappellini non avrebbero mai conosciuto le passioni politiche della loro beniamina la quale si è messa a parlare di «momento di goliardia». Non riteniamo che avrebbe perso molti elettori dichiarandosi convinta del significato del saluto romano, ma queste sono solo elucubrazioni. Ridicolo non è stato il Mattino di Padova che ha diffuso la voto (questa è, a pochi giorni dalle elezioni, una notizia che offre un elemento in più della Cappellini), bensì gli avversari politici che l’hanno subito messa sul patibolo.
«L’unico fascio buono è il fascio morto. Stessa storia per Bitonci», ha commentato un’utente su Facebook. Un altro ha fatto un paragone con Totò Riina. Amenità che, semplicemente, Elena Cappellini non merita: qui non si sta facendo un confronto politico, stiamo bensì assistendo a un attacco personale per una fotografia che nulla c’entra con la campagna elettorale in corso. Che la candidata sia fascista o meno è del tutto irrilevante: riceverà i voti che merita, senza che ci sia bisogno di giudicarla per le sue idee. Confrontarsi significa discutere in modo anche acceso senza mai però trascendere nell’attacco personale.
Chi scrive (grazie a Dio) non voterà a Padova e non è neanche sicuro che la Cappellini sia una persona adatta a un consiglio comunale, ma questo non mi autorizza né a paragonarla a Riina né ad augurarle la morte. Certo, abbiamo preso due commenti dei soliti minus habentes del web, però dobbiamo sempre ricordarci che non esistono idee migliori e idee peggiori, ma solo idee che condividiamo e altre che rifiutiamo. Ma tutte le idee politiche hanno il medesimo diritto a esistere e di conseguenza lo stesso diritto a essere manifestate (nonostante una legge obsoleta dica il contrario): a essere realizzata è sempre l’idea più condivisa, senza alcun giudizio qualitativo. E le idee più condivise, la Storia ci insegna, non sono sempre quelle che offrono più libertà. Gli intellettuali da tastiera e da salotto cercano as usual di esercitare il loro paternalismo sugli elettori, indicando dov’è il bene e dov’è il male. Pensavamo di esserci liberati con il Novecento di queste cariatidi da Statuto Albertino e invece ce li ritroviamo ancora tra i piedi.
Questo predicozzo per ribadire ancora una volta che pure i fascisti (e i presunti tali) devono avere diritto di parola, e quindi anche chi fa il saluto romano deve avere il diritto di condurre serenamente la propria campagna elettorale. Giudicheranno gli elettori dell’eventuale paradosso che sorge da una candidatura in uno Stato liberale.

Tito Borsa

Ho fondato La Voce che Stecca e la dirigo dal 19 aprile 2014. Scrivo ogni mese sul Borghese e ogni tanto sul blog Sostenitore del Fatto Quotidiano. Una laurea in Filosofia all'Università di Padova

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