Dopo il caos di Torino: come gestire il panico di una folla

Quando l’essere umano  viene improvvisamente posto di fronte a un pericolo che potenzialmente potrebbe cagionargli la morte, è molto probabile che le sue capacità cognitive si annebbino e che si lasci trascinare dal più primordiale degli istinti: quello di sopravvivenza.
Accade così che persone di ogni età, grado di istruzione ed estrazione sociale, all’interno di una folla, abbandonino il benché minimo senso di solidarietà ed empatia nei confronti dei simili che li circondano e che tentino in ogni modo di prevaricare su di loro con il fine di salvarsi la vita.
Si verificano, infatti, episodi più o meno gravi che, alla mente lucida di un soggetto esterno, possono apparire inverosimili. Ultimo in ordine di tempo, abbiamo appreso l’increscioso fatto avvenuto sabato scorso in piazza San Carlo a Torino durante la proiezione della finale di Champions League (1527 feriti tra cui alcuni gravi), ma possiamo rammentare anche Duisburg e La Mecca, in cui si contarono addirittura decine di decessi.
Il meccanismo è il medesimo: un evento inaspettato scatena una paura incontrollata, tutti cercano di fuggire e nel farlo si crea ressa, la gente cade e viene travolta, schiacciata, talvolta uccisa dai piedi impietosi di chi vuole solo portarsi lontano da quel luogo, non importa a che prezzo.
Se, da una parte, questi fenomeni appaiono ingovernabili, dall’altra esistono matematici, esperti di informatica e del comportamento animale, psicologi e sociologi che negli ultimi anni stanno lavorando per congegnare tecniche in grado il più possibile di evitare tragedie del genere; tra questi, l’orgoglio italiano dell’Università Bicocca di Milano, ma soprattutto studiosi giapponesi, dove il tema è affrontato da più tempo.
Tramite la simulazione del comportamento delle folle, grazie a volontari che si prestano per questi esperimenti, i computer riescono a creare scenari ipotetici in svariate tipologie di location, dalle piazze alle stazioni della metro e questo facilita la messa a punto di soluzioni ad hoc. Per esempio, si è giunti a comprendere che, pur sembrando paradossale, per gestire bene i flussi in presenza di angoli e strettoie, è bene posizionare un ostacolo, come una colonna.
Oltre ai metodi urbanistici, dato lo scombussolamento emotivo che si manifesta in eventi caotici di questo tipo, fondamentale si rivela l’approccio psicologico per la creazione di piani di emergenza e di misure preventive. Per la nostra psiche è importante non solo conoscere  le vie di fuga, ma, inoltre, la segnalazione di uno o più soggetti ben definiti (a seconda della vastità del gruppo) che, in caso di necessità, si costituiranno come guida per affrontare l’emergenza e condurre la massa al sicuro: sarebbe, perciò, doveroso che gli organizzatori li rendessero noti all’inizio di ogni manifestazione.

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