Elezioni Uk: crolla May, il «Guardian» parla di governo Corbyn

Chi troppo vuole nulla stringe, dicevano un tempo i saggi. Nella sede dei Conservatori britannici questo motto andrebbe scritto a lettere cubitali e appeso all’ingresso, così da non poter essere ignorato. Ce lo aveva già insegnato l’ex primo ministro dei Tory David Cameron che aveva indetto lo stesso referendum che poi lo ha costretto a dimettersi.
Theresa May, attuale prima ministra dei Conservatori, aveva fortemente voluto le elezioni anticipate per rafforzare e stabilizzare il proprio mandato in vista delle trattative con l’Ue sulla Brexit ma non si sarebbe mai aspettata un risultato che, addirittura, la indebolisse. Quando vengono scritte queste righe (e siamo ormai alla fine dello scrutinio dei voti) i Tory non raggiungono i 326 seggi necessari per governare, fermandosi a 318, mentre i laburisti ne contano 261. Lo Scottish National Party di Nicola Sturgeon ha 35 seggi e i Lib Dem 12. L’Ukip, ora guidato da Paul Nuttall, rimane fuori dal Parlamento.
Mentre la sterlina crolla e il leader del Labour Jeremy Corbyn chiede le dimissioni della May, i Conservatori hanno davanti a sé poche opzioni e nessuna è una buona notizia: sicuramente la Brexit dura, per citare l’ex cancelliere conservatore George Osborne, è «nella spazzatura» e già formare un nuovo governo Tory sarebbe quasi un miracolo. Anche dentro il partito in molti chiedono la testa della prima ministra uscente.
L’unica scelta veramente possibile sarebbe un governo di coalizione con i Lib Dem, così da superare (seppur di pochissimo) i 326 seggi che significano maggioranza assoluta, ma questo – appare ovvio – è esattamente ciò che la May intendeva evitare con le elezioni anticipate. Per adesso abbiamo un hung parliament, un parlamento sospeso (o «impiccato»), con la prima ministra uscente che non ha intenzioni di dimettersi. A tal proposito l’ex leader laburista Ed Miliband twitta: «Theresa May ora non può negoziare la Brexit perché ci aveva detto che perdere la maggioranza avrebbe distrutto la sua autorità. E così è stato».
Se non ci fosse il destino di una nazione in gioco (soprattutto in vista dei prossimi trattati con l’Ue), le mosse dei Tory sarebbero una commedia: la miopia di Cameron prima e della May ora è davvero sconcertante. Entrambi hanno segnato la propria morte politica in modo assolutamente deliberato: nessuno aveva chiesto un referendum consultivo sulla Brexit e nessuno aveva chiesto le elezioni anticipate. Chi troppo vuole nulla stringe.
Sul Guardian, Andrew Griffin, ha scritto un articolo dal titolo «Come Jeremy Corby potrebbe ora essere primo ministro»: il quotidiano britannico parla di «parlamento sospeso», di uno stallo che potrebbe essere risolto dall’entrata in campo del leader del Labour, potenzialmente a capo di una «alleanza progressista» che includerebbe i Lib Dem, l’Snp di Nicola Sturgeon e altri piccoli partiti. Griffin prosegue riconoscendo che «i Labour non intendono discutere questa possibilità», ma «Corbyn ha prospettato che una soluzione come questa sarebbe possibile».

Tito Borsa

Ho fondato La Voce che Stecca e la dirigo dal 19 aprile 2014. Scrivo ogni mese sul Borghese e ogni tanto sul blog Sostenitore del Fatto Quotidiano. Una laurea in Filosofia all'Università di Padova

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