Il boss in carcere: fra Berlusconi «traditore» e le stragi del ’93

«Berlusca mi ha chiesto questa cortesia… per questo c’è stata l’urgenza di…». Ieri alla procura di Palermo, nel corso del processo sulla Trattativa fra Stato e mafia, sono state depositate le intercettazioni dei colloqui durante l’ora d’aria fra il boss Giuseppe Graviano, condannato per le stragi del ’92 e del ’93, e il suo compagno di passeggiata. Più di mille pagine di dialoghi nel cortile del carcere di Ascoli Piceno registrati fra la primavera 2016 e aprile 2017 grazie alle microspie della Dia, parole non da poco per il processo in corso.
Graviano, che sta scontando vari ergastoli al 41bis, fa un riferimento molto preciso a Silvio Berlusconi: «Lui voleva scendere, però in quel periodo c’erano i vecchi e lui mi ha detto ci vorrebbe una bella cosa». E poi, riferendosi alle stragi: «Nel ’93 ci sono state altre stragi ma no che era la mafia, loro dicono che era la mafia». Ora il boss di Brancaccio risulta iscritto sul registro degli indagati, accusato di minaccia a corpo politico dello Stato in concorso con altri boss.
Secondo i pm, Graviano si riferisce alla possibile entrata dell’ex cavaliere in politica già nel 1992, poi invece avvenuta con le elezioni del 1994. Si parla di una «bella cosa» che per gli inquirenti sarebbe stato un gesto plateale, talmente forte da minare le fondamenta delle istituzioni. Per esempio una strage. Questo richiama quanto raccontato dal pentito Gaspare Spatuzza: il boss avrebbe chiesto di dare un «colpetto», riconducibile al fallito attentato allo stadio Olimpico di Roma, architettato per colpire i carabinieri presenti. C’è qualche collegamento fra la «bella cosa» e il «colpetto»? Graviano non è chiaro e quindi qualunque ipotesi sarebbe solo un’elucubrazione.
Il boss di Brancaccio continua poi a parlare di Berlusconi: «Quando lui si è ritrovato ad avere… un partito così nel ’94… lui si è ubriacato perché lui dice ma io non posso dividere quello che ho con chi mi ha aiutato, mi sono spiegato? Pigliò le distanze e ha fatto il traditore». E ancora: «24 anni fa mi è successa una disgrazia, mi arrestano, tu cominci a pugnalarmi, per che cosa? Per i soldi. Perché tu ti rimangono i soldi. Dice: non ti faccio uscire più, perché sa che io non parlo». Graviani prosegue: «Ho la famiglia distrutta e senza soldi: alle buttane glieli dà i soldi ogni mese» e «io sto invecchiando e tu mi stai facendo morire in galera».
Pronta la reazione da parte di Silvio Berlusconi: il suo avvocato Niccolò Ghedini spiega che «dalle intercettazioni ambientali di Giuseppe Graviano depositate dalla Procura di Palermo, composte da migliaia di pagine, corrispondenti a centinaia di ore di captazioni, vengono enucleate poche parole decontestualizzate che si riferirebbero asseritamente a Berlusconi. Tale interpretazione è destituita di ogni fondamento non avendo mai avuto alcun contatto il Presidente Berlusconi né diretto né indiretto con il signor Graviano».

Tito Borsa

Ho fondato La Voce che Stecca e la dirigo dal 19 aprile 2014. Scrivo ogni mese sul Borghese e ogni tanto sul blog Sostenitore del Fatto Quotidiano. Una laurea in Filosofia all'Università di Padova

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