L’esordio dei «Clorosuvega»: se la musica è buona hybris

Clorosuvega
Clorosuvega
New Model Label – 2017

La ricerca e l’eventuale superamento del limite è un tema che deriva dalla notte dei tempi: già nell’antica Grecia c’era il termine hybris per indicare quello che, con termini moderni, potremmo definire il peccato mortale, la peggiore cosa che si potesse fare, il superamento del limite imposto dagli dei. I «Clorosuvega» in questo album omonimo di debutto cercano proprio questo: vogliono trovare un nuovo limite per superarlo. Nulla di metafisico, bensì una frequenza dimenticata, un suono atipico, qualcosa di nuovo.
Nati a Bologna nel 2012 come «Atomic Blast», pubblicano nel 2013 l’Ep «Noise of Revolution» che riceve un’ottima accoglienza nella scena metal e viene promosso con 60 live di supporto in Italia nei due anni successivi. La band ha aperto i concerti di band come i Napalm Death, i Destruction, i Church of Misery e gli italici Destrage.
Il cambiamento avviene l’anno scorso, simbolico è stato passare dall’inglese all’italiano, dal metal allo sperimentale e all’alternative. Il risultato è la realizzazione di un album, concepito come un movimento, un passo importante dall’adolescenza alla maturità, realizzato con la collaborazione di Larsen Premoli e del suo staff ai RecLab Studios di Milano.
10 tracce in cui la band esprime completamente se stessa, con la voce di Francesco Vogli, le chitarre di Simone Sangiorgi e Daniele Lambertini, il basso di Marco Sangiorgi e la batteria di Tobia Caradonna. L’album sembra, per tornare al tema di partenza, rispondere alla domanda fondamentale e quasi esistenziale «Fino a dove possiamo arrivare?». Non sappiamo se il gruppo abbia trovato una risposta ma forse non è neppure così rilevante: l’importante è il percorso che hanno fatto, sfidando e superando anche molti limiti troppo spesso dettati dal desiderio di facili e veloci vendite. «Clorosuvega» è un album originale e interessante, quindi la ricerca ha dato ottimi frutti. 

La Voce che Stecca

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