Politica da circo. Lo Ius soli è una cosa seria

Lo ius soli è una cosa seria, anche se non sembra, se ci fermiamo a vedere il circo equestre andato in scena ieri al Senato. In quanto argomento serio ed estremamente delicato, meriterebbe una discussione vera e non una bagarre utile solo per fare notizia e accaparrare qualche voto in più.
Da una parte abbiamo il sacrosanto diritto di chi nasce in Italia ad avere la cittadinanza, dall’altra c’è la questione terrorismo, che non deve però portare a facili semplificazione dal retrogusto razzista. Proviamo ad abbozzare un ragionamento, senza – almeno noi – tirare fuori cartelli improbabili e senza far finire qualcuno in infermeria.
I diritti e i doveri devono riguardare il singolo individuo: se (scusate il paradosso) non mandiamo in galera i figli per i reati dei genitori, non c’è ragione per cui due bimbi nati in Italia debbano avere un trattamento giuridico differente solo perché i genitori di uno sono italiani e quelli dell’altro no. Chi nasce e cresce in Italia è già italiano de facto ma gli manca il riconoscimento de iure di una cittadinanza che sarebbe quanto meno opportuno conferirgli.
La questione del terrorismo non deriva dal fatto che immigrato significhi terrorista, ovviamente. Ma, finché la minaccia è di matrice jihadista, è vero che statisticamente gli immigrati da aree in prevalenza musulmane siano più a rischio di chi non ha quasi mai avuto contatti con l’Islam, la cui presenza nel nostro paese è molto meno evidente che in altri Stati europei. Nessun corollario razzista, semplice questione di probabilità. E gli esperti sostengono che uno dei vaccini più forti che ha l’Italia nei confronti del terrorismo sia l’assenza di una seconda generazione massiccia di immigrati adulti. Se questi avessero la cittadinanza italiana, sarebbe impossibile espellerli quando si hanno le prove di una loro vicinanza all’Isis. Così l’Italia si difende dal terrorismo oggi.
Da una parte il diritto sacrosanto di tante persone ad avere la cittadinanza, dall’altra quello di una comunità a vivere con più sicurezza possibile. C’è un punto di incontro tra questi due poli contrapposti? Non lo sappiamo, ma abbiamo il dovere di cercarlo. Anzi, hanno il dovere di cercarlo quelli che ci rappresentano in parlamento. Ci vuole un lavoro che miri ad avere sia la capra che il cavolo, senza fretta e senza tragicomici show in Senato. Pretendiamo troppo? Parrebbe di sì, visto che ieri abbiamo dovuto assistere a quello scempio istituzionale.

Tito Borsa

Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017. Una laurea in Filosofia all'Università di Padova e molti progetti per il futuro.

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