Torino: un’attivista anti-sfratti accusa la polizia di pestaggio

Un verbale della polizia dove le si contestano alcuni reati e un verbale del pronto soccorso, risalente a 7 ore dopo l’identificazione da parte delle forze dell’ordine, in cui si parla di diverse contusioni. Queste sono le uniche certezze che abbiamo sulla storia che riguarda una diciannovenne di Torino, attivista sia in Val di Susa sia in città, dove è particolarmente impegnata in picchetti contro gli sfratti.
Per capire tutto il resto della vicenda dobbiamo affidarci alle parole della ragazza, che in un video condiviso su Facebook racconta l’accaduto. La Voce che Stecca ha cercato di contattarla per avere delle delucidazioni in merito ma, dopo 5 giorni dalla nostra richiesta, l’associazione di cui fa parte non ci ha ancora risposto.
Il tutto ha origine la sera dell’8 giugno, quando – sempre stando a quanto racconta la ragazza, che chiameremo M. – M. stava guardando due agenti che perquisivano tre suoi coetanei per strada. I poliziotti le avrebbero chiesto i documenti per poi chiamare rinforzi, tanto che lei sarebbe stata circondata da 8 agenti che ha definito «nervosi», che l’avrebbero provocata: «Mi hanno detto che io quella notte non sarei tornata a casa e avrei passato la notte in carcere», ricorda. La fanno salire in macchina e durante il tragitto verso la sede del Reparto Mobile di Torino, vicino a via Tirreno, lei tira fuori il telefono. Gli agenti si sarebbero fermati, le avrebbero «storto una spalla» per sequestrarle il cellulare.
Entrata nella sede del Reparto Mobile, un agente le avrebbe sferrato un pugno: doveva stare zitta. Poi le avrebbero tolto la sedia: «Io dovevo stare in piedi, non avevo più il diritto di stare seduta». Sempre secondo il suo racconto, M. avrebbe trascorso tre ore in cella, aspettando un’ora e mezza solo per poter andare in bagno e intorno alle 4 del mattino del 9 giugno sarebbe stata rilasciata, con un verbale in cui si comunica che la ragazza è indagata per tentata violenza o minaccia a pubblico ufficiale, tentata resistenza a pubblico ufficiale e tentato oltraggio a pubblico ufficiale. Nel verbale poi si spiega che i reati per cui M. è indagata sarebbero stati commessi durante una perquisizione.
Alle 9:49 risale poi l’accettazione di M. in pronto soccorso con codice verde. Da lì esce alle 12:36, sempre in codice verde, con una prognosi di 6 giorni, dopo alcune radiografie e una visita oculistica che hanno evidenziato contusioni a un occhio, a una spalla e a un polso. Nell’anamnesi riportata sul verbale del pronto soccorso possiamo ritrovare gli stessi eventi poi riportati su Facebook dalla ragazza.
Contattati da La Voce che Stecca, in questura a Torino sono di poche parole: «L’unico dato oggettivo è che c’è una denuncia a piede libero a carico di questa signora». Ci vengono poi elencati i reati per cui M. è indagata e tra questi figura anche il porto d’oggetti atti a offendere, ma nel verbale non c’è traccia. In questura non sanno se M. abbia già denunciato – come annunciato su Facebook – gli agenti: «Potrebbe avere depositato la denuncia direttamente in questura». Sicuramente però ci sarà un processo dopo quello che è o non è avvenuto e potrebbe essere l’occasione buona per capire dove sta la verità.
(Ha collaborato Gerarda Monaco)

Tito Borsa

Ho fondato La Voce che Stecca e la dirigo dal 19 aprile 2014. Scrivo ogni mese sul Borghese e ogni tanto sul blog Sostenitore del Fatto Quotidiano. Una laurea in Filosofia all'Università di Padova

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