Walter Siti racconta la pedofilia per nascondere un libro orrendo

Bruciare tutto
Walter Siti
Rizzoli – 2017 – 20 euro

Ha fatto molto discutere l’ultimo romanzo di Walter Siti su un prete pedofilo che cerca di non ripetere il peccato già commesso. Il problema di questo libro non è certo la tematica: la letteratura può (e deve) parlare di qualunque cosa. Stiamo parlando di un romanzo dei più noiosi della storia, causa di questo è senz’ombra di dubbio lo stile dell’Autore. Walter Siti cerca di tenere su da una parte la trama con il dramma del protagonista che è tentato di approfittarsi nuovamente di un bambino e dall’altra le vicende parrocchiali di una chiesa come tante. Il risultato è una prima parte del tutto inutile ai fini della narrazione e inutilmente ornata di dettagli che annoiano e allontanano il lettore, mentre la seconda parte – quando finalmente accade qualcosa – cerca le radici dell’osceno ma nel farlo sfocia nella più gratuita pornografia, intesa come esibizione insensata del proibito.
Una riflessione su quello che forse è l’unico tema davvero tabù oggi poteva essere un’ottima idea, ma qui non c’è posto per il pensiero: da una parte il russare del lettore faticosamente giunto al cuore del romanzo, dall’altra una descrizione asettica degli avvenimenti e dei pensieri del protagonista.
Bruciare tutto è un fallimento editoriale, carta straccia utile solo per scaldarsi d’inverno. Non c’importa che si parli di pedofilia: siamo tutti adulti e vaccinati. Il nostro è un giudizio nel merito del romanzo: noioso, inutile, stucchevolmente rococò. Un libro da evitare come la peste, sempreché non si soffra d’insonnia. Checché ne dica Michela Marzano su Repubblica, la letteratura (e l’arte in generale) non ha né deve avere un limite di carattere tematico o contenutistico, bensì unicamente qualitativo.
Se penetrare analmente un undicenne viene tradotto in «varcare il Rubicone», tutto il resto va da sé in un mix letale di banalità e patetismo. «Se vuoi fartelo succhiare ricorda che ci sono degli shampoo alla fragola, al lampone e al cioccolato» è un’altra perla della prosa pseudoletteraria di Siti. Il tutto poi condito con la dedica che ha anch’essa scatenato polemiche: «All’ombra ferita e forte di don Lorenzo Milani». Non importa come, basta che se ne parli. Le critiche dei benpensanti a Bruciare tutto non hanno fatto altro che nascondere il vero difetto di questo libro: è orrendo.
Chissenefrega dello scandalo (o presunto tale) derivato dalla pubblicazione di un romanzo su un prete pedofilo. Qui il problema è altrove: stiamo parlando di uno dei più brutti libri della storia della letteratura mondiale. 

Tito Borsa

Ho fondato La Voce che Stecca e l’ho diretta fino al 30 settembre 2017. Una laurea in Filosofia all’Università di Padova e molti progetti per il futuro.

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