Vaccini: imporli è controproducente, aumenta la diffidenza

È morto un bambino di 6 anni. Ricordiamocelo prima di iniziare a vaneggiare, come tifosi, pro o contro i vaccini. La morte di una persona così giovane merita un discorso serio, costruttivo e approfondito, e non i soliti cori inconcludenti e caotici. Aveva 6 anni ed era malato di leucemia, per questo motivo non poteva essere vaccinato. La scienza ci dice che in questi casi deve agire l’immunità di gregge: la copertura vaccinale degli altri impedisce a chi non può essere vaccinato di contrarre una malattia. In questo caso a uccidere il bambino sono state delle complicanze sorte dal morbillo.
I cosiddetti «pro-vaccini» continuano a pontificare, sentendosi e ponendosi un gradino al di sopra degli altri, che chi decide di non vaccinare i propri figli è alla stregua di un criminale, perché mette a repentaglio la salute di chi non c’entra nulla. Loro sanno e con questa presunzione si identificano come l’altra faccia della medaglia dei «no vaccini». Checché ne dica il dottor Roberto Burioni, ormai idolo dei social, non è vero che «la scienza non è democratica», anzi per essere efficace deve porsi in modo democratico, senza escludere nessuno.
Le imposizioni dei vaccini (non dal punto di vista legale, bensì da quello meramente comunicativo) possiamo dire che contribuiscono alla diffusione dello scetticismo nei confronti dei vaccini stessi: spiegare perché è necessario che qualcuno o tutti facciano qualcosa è fondamentale perché tutti ne capiscano l’utilità. Se davvero venisse fatta una campagna di sensibilizzazione seria sul tema dei vaccini, solo un pazzo crederebbe che non valga la pena vaccinarsi; se invece dall’alto vengono date delle direttive borboniche (vedete il nostro epitaffio di oggi) è ovvio che i diffidenti senza alcuna conoscenza medica pensino a un complotto o a una fregatura. Chi scrive non fa parte della categoria e non intende giustificarla, però capire le cause di un comportamento è necessario per combatterlo e sconfiggerlo.
Dire «È obbligatorio vaccinarsi, fatelo!» è il modo più veloce sia di perdere vaccinazioni sia di aumentare la diffidenza (già alta in Italia) del popolo verso il potere. Condurre una campagna democratica e accessibile a tutti per sensibilizzare sul tema, spiegare come funzionano i vaccini e cercare di convincere le persone a vaccinarsi è molto più lungo e difficile ma porta indubbiamente a dei risultati molto migliori. 

Tito Borsa

Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017. Una laurea in Filosofia all'Università di Padova e molti progetti per il futuro.

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