La lettera: siamo colpevoli di «lesa bitoncità»

Lei è un cretino! Attaccare con quel suo schifo di epitaffio non tanto Massimo Bitonci, ma il 48% dei padovani che l’ha votato. Zecca comunista, adesso sarai contento! Padova è tornata a sventolare bandiera rossa e tu sarai lì a godere in un orgasmo politico e ideologico! Spero che venga querelato da chi di dovere!

Margherita


Ritengo che la signora Margherita si qualifichi perfettamente con il suo linguaggio educato, pacato e riflessivo. Le rispondo solo perché è una dei non pochi che si sono indignati per l’epitaffio che ieri abbiamo dedicato (non era firmato da me) all’ex sindaco di Padova Massimo Bitonci. A parte il fatto che l’utilizzo di questo genere per scopi satirici è vecchio come il cucco, e a parte il fatto che sotto ognuno di essi c’è un link che manda alla spiegazione del significato, non ci sembra che lorsignori si siano tanto indignati per gli epitaffi che abbiamo dedicato a Emanuele Fiano, Fabrizio Rondolino, Sergio Mattarella, Bersani&Pizzarotti, Giuliano Poletti, Angelino Alfano, Alessandra Moretti, Beatrice Lorenzin, Sergio Giordani (avversario, poi vincitore, di Massimo Bitonci), Denis Verdini, Paolo Gentiloni e Luca Lotti. E non li abbiamo citati tutti.
L’ipocrisia da tifoso di chi si indigna solo quando vengono colpiti i suoi amici è tanto comica quanto patetica. Abbiamo tanti difetti, ma sicuramente non tifiamo per nessuno. È già stato un problema morale per il sottoscritto dare un’indicazione di voto, seppur con il naso turato, figuratevi se mi metto (o metto il blog che dirigo) nelle condizioni di parteggiare per qualcuno 24 ore al giorno, 7 giorni su 7.
Che ci quereli pure «chi di dovere»: la signora Margherita, come tanti dei suoi amici indignados della domenica, non ci spiega quale reato avremmo commesso. Forse «lesa bitoncità». Evidentemente certe persone non vanno oltre la «zecca comunista». Se leggessero qualcosa di più sul sottoscritto e su questo blog prima di dire sciocchezze, capirebbero che darmi del comunista è come minimo errato.
Una preghiera affinché ritrovino tutti il lume della ragione.

Tito Borsa

Giornalista praticante. Autore di Un silenzio italiano (Cleup, 2017), studio alla Scuola di Giornalismo della Luiss a Roma. Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

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