Veneto e Lombardia: il referendum del 22 ottobre non ha senso

Testacoda Pd in Lombardia: ora al referendum del 22 ottobre che coinvolgerà anche il Veneto bisogna votare «Sì». C’è ancora poca pubblicità a riguardo: il quesito, tanto caro ai leghisti, riguarda l’apertura di un eventuale negoziato con il governo per la richiesta di maggior autonomia da parte della Regione, rifacendosi alla possibilità – finora mai utilizzata – sancita dall’art. 116 della Costituzione.
Il segretario regionale lombardo del Pd, Alessandro Alfieri, è stato chiaro: «È un bene che i sindaci dei capoluoghi lombardi riportino il focus del referendum sulle competenze e sul regionalismo differenziato. I lombardi avranno a disposizione un’altra voce che non parlerà loro di fantomatici miliardi di euro ma di come rendere la Lombardia più forte e competitiva con maggiori poteri. Allo stesso tempo, rimaniamo convinti che sia un grave errore non aver trattato da subito con il governo e aver invece voluto indire un referendum che costerà ai cittadini lombardi 46 milioni di euro».
Non ci risultano invece (ancora) indicazioni di voto da parte del Partito Democratico veneto su un referendum consultivo che è una perdita di tempo e di denaro pubblico: 1. la democrazia rappresentativa impone ai rappresentanti di prendere delle decisioni in autonomia. Il parere dei cittadini non deve essere espresso con un referendum se non in alcune circostanze, ma comunque per promuovere o bocciare, non per avvallare o corroborare; 2. le regioni a statuto speciale dovrebbero sparire perché figlie di un tempo che non è questo, e noi cerchiamo invece di estendere i loro privilegi anche alle altre regioni?
Non si sa, poi, cosa intendano chiedere nello specifico Lombardia e Veneto al governo: la propaganda leghista è chiara e riguarda i residui fiscali che, nei progetti di Luca Zaia e di Roberto Maroni, rimarrebbero per il 90% sul territorio anziché finire a Roma.
Ora, se le regioni a statuto speciale, come dicevamo, esistono (purtroppo) come conseguenza di particolari condizioni storiche e/o geografiche, cosa c’entrano con tutto questo Lombardia e Veneto? In Sicilia c’era il Movimento per l’Indipendenza della Sicilia, che arrivò a formare anche piccoli gruppi armati con il nome di Esercito Volontario per l’Indipendenza Siciliana, e che grazie allo statuto speciale ebbe vita breve; spinte separatiste date anche dalla forte presenza di minoranze linguistiche furono fra le cause della maggiore autonomia data a Friuli (anche per la vicinanza alla Iugoslavia di Tito: durante la guerra fredda Trieste era uno degli spartiacque fra i due blocchi), Trentino-Alto Adige, Valle d’Aosta e Sardegna. Oggi queste condizioni, figlie del caotico sfacelo della fine della seconda guerra mondiale, non esistono più: perché quindi, anziché uniformare l’autonomia di tutte le regioni, dobbiamo creare altri privilegiati?

Tito Borsa

Ho fondato La Voce che Stecca e la dirigo dal 19 aprile 2014. Scrivo ogni mese sul Borghese e ogni tanto sul blog Sostenitore del Fatto Quotidiano. Una laurea in Filosofia all'Università di Padova

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