La morte del piccolo Charlie è etica, ma lascia l’amaro in bocca

Nei prossimi giorni saranno stati staccati i macchinari che tengono in vita il piccolo Charlie di dieci mesi, ricoverato al Great Ormond Street Hospital di Londra per una rara malattia che secondo i medici è incurabile e procura eccessive sofferenze. Una decisione, che è passata prima per l’Alta Corte inglese e poi per la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, che va contro il desiderio dei genitori di portarlo negli States e sottoporlo a una cura sperimentale.
Medicina contro amore parentale: una dialettica da tragedia greca che ricorda quella fra legge divina e legge umana dell’Antigone, rispettare una significa per forza violare l’altra. Senza però lasciarci troppo andare in voli pindarici, possiamo cercare di abbassare il tono della discussione al nostro livello di non-medici ma di esseri pensanti e ragionanti.
Non si possono biasimare né i genitori del neonato né i medici che, immaginiamo, hanno in prima persona vissuto lo sconforto della scienza che non riesce ad arrivare dove vorrebbe la pietas di fronte a un bambino destinato a morire ancor prima di avere coscienza di se stesso.
Se, almeno chi scrive, ha pochi dubbi in merito alla questione suicidio assistito, risulta eticamente molto più complessa una presa di posizione quando si parla di eutanasia su un soggetto incapace di intendere e di volere, come un neonato. Qui la scelta legalmente spetterebbe ai genitori in quanto tutori, ma non è così semplice nell’atto pratico perché 1. i genitori non necessariamente, come in questo caso, hanno le conoscenze mediche necessarie per capire realmente quale sia il modo per far soffrire di meno (e non inutilmente) il bambino e 2. il coinvolgimento emotivo dei genitori non garantisce l’obiettività della decisione, anzi.
È una questione estremamente controversa che genera tante perplessità e ben poche risposte. Invidiamo un po’ coloro che sono riusciti a prendere nettamente una posizione in merito e che quindi (almeno in teoria) sono riusciti a risolvere molte questioni etiche per noi ancora aperte.
Se, come immaginiamo, il parere dei medici è stato estremamente ponderato, allora staccare i macchinari che tengono in vita Charlie sarà una scelta eticamente giusta, perché non fa soffrire ulteriormente invano il bambino. C’è qualche possibilità di salvarlo? Per quel poco che ne sappiamo la risposta è negativa, e probabilmente in cuor loro lo sanno anche i genitori. È ovvio però che questa storia ci lascia inevitabilmente l’amaro in bocca: come tutti sognavamo anche noi un lieto fine. 

Tito Borsa

Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017. Una laurea in Filosofia all'Università di Padova e molti progetti per il futuro.

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