Ombrelline d’Abruzzo? Non è sessismo, è sudditanza

Eccoli, come dei pascià, a parlare mentre delle ragazze li coprono con un ombrello per ripararli prima dalla pioggia e dopo dal sole. Il problema: siamo nell’anno Domini 2017, Sulmona, Abruzzo. E stiamo parlando di un incontro a cui hanno partecipato il governatore della Regione Luciano D’Alfonso, il ministro per la Coesione territoriale Claudio De Vincenti, il presidente dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini e il rettore dell’Università di Teramo Luciano D’Amico.
Come mostrato dal blog Maperò di Lilli Mandara, a stonare nelle foto sono le «ombrelline», ragazze alle spalle degli ospiti che li proteggono con un ombrello, mentre pioggia e sole se li prendono loro. Subito sono piovute le accuse di «sessismo» e il giornalista Fabrizio Santamaita – fedelissimo di D’Alfonso – spiega che le ragazze «si sono offerte di tenere gli ombrelli». Non c’è costrizione, solo pia opera volontaria. Bonaccini invece si scusa e invita gli organizzatori dell’evento a una riflessione: «Si ammetta quindi che è stato un errore: il ruolo delle donne è ben altro, è fondamentale in ogni campo della vita, e ciò non può mai essere messo in discussione».
Chiariamo subito che il sessismo non c’entra nulla: quell’immagine sarebbe stata altrettanto orrenda, anacronistica e da ancien régime se ci fossero stati dei maschi a tenere quegli ombrelli. È un ritratto eccezionalmente efficace della distanza siderale che separa 
noiloro: non c’è nulla di populista in queste parole, bensì una semplice considerazione di fatto. Lorsignori non possono prendersi né il sole né la pioggia, e figuratevi se possono reggere un ombrello, certo che no.
Ci fossero stati anche degli «ermafroditi» (per citare la squallida battuta di D’Alfonso in conferenza stampa), si sarebbe trattato comunque di un’immagine degna del Marchese del Grillo: «Noi siamo noi, voi non siete un cazzo», quindi tenete gli ombrelli mentre noi parliamo dei massimi sistemi. Continua ad allargarsi la distanza fra normali cittadini e classe dirigente, e lorsignori trovano normale che un essere umano, un loro pari, si scotti o si bagni al posto loro.
«Ora scoppiamo che certi politici si servono delle “ombrelline” per ripararsi dal sole. Mi piacerebbe un Paese e un futuro in cui ci fossero uomini gentili con le donne; e in caso di pioggia o di sole fossero loro a ripararle senza paura di bagnarsi o di scottarsi», e qui il presidente della Toscana Enrico Rossi, pur con tutte le buone intenzioni, casca male, rispolverando il vecchio e squallido cliché degli uomini forti e premurosi e delle donne indifese e fragili. Si può tenere un ombrello per fare una cortesia: da uomo a uomo, da donna a donna, da uomo a donna e da donna a uomo. L’importante è farlo per fare un favore a qualcuno, non in virtù di una sudditanza più o meno consapevole nei confronti di chi sentiamo come superiore a noi. 

Tito Borsa

Ho fondato La Voce che Stecca e la dirigo dal 19 aprile 2014. Scrivo ogni mese sul Borghese e ogni tanto sul blog Sostenitore del Fatto Quotidiano. Una laurea in Filosofia all'Università di Padova

Shares