Ceta: chiariamo il trattato commerciale fra Ue e Canada

La globalizzazione fa paura ed è difficile capire perché. Ce ne eravamo già accorti con le proteste per il Ttip, e ora è il turno del Ceta, il trattato commerciale fra Ue e Canada approvato nei giorni scorsi dal parlamento europeo. «Il voto rappresenta anche la risposta alla politica di Donald Trump. Invece di protezionismo vogliamo collaborazione, invece di lasciare che la globalizzazione proceda senza di noi vogliamo modellarla con i nostri standard e le nostre norme di alto livello», sono state le parole del capogruppo popolare Manfred Weber. Le ragioni di chi è contro il Ceta possono essere così riassunte: principio di precauzione, odio per le politiche «ultraliberali» (copyright Maria Arena, socialista belga), la protezione delle denominazioni italiane «collettive» non riconosciute nei paesi anglosassoni.
Al di là del secondo motivo, del tutto soggettivo e quindi lecito anche se non molto razionale, il primo e l’ultimo sono del tutto immotivati. In Europa, se si pensa che una cosa faccia male non la si mette in commercio, mentre in Usa e in Canada un prodotto viene tolto dal mercato quando si ha la prova che sia nocivo. Il punto è che il Ceta non permetterà, al pari del naufragato Ttip, che vengano immessi prodotti proibiti nel mercato europeo. Quanto avviene in Canada o negli Stati Uniti, per dirlo in parole povere, non è affar nostro: continueremo a non mangiare Ogm e nemmeno carne con gli ormoni. Nel mercato europeo non possono entrare alcuni prodotti, indipendentemente dal luogo da cui provengono.
Per quanto riguarda invece le denominazioni italiane, il discorso è forse un po’ più complesso. Il Ceta, per la prima volta, garantisce la difesa dei marchi collettivi (come Grana Padano) che indicano non un prodotto singolo, bensì delle modalità, dei luoghi e delle materie prime di produzione. Ovviamente, tanto per fare un esempio, il Parmigiano Reggiano dovrà condividere il mercato canadese con il Parmesan, ossia con le imitazioni, ma – non essendo i due prodotti la stessa cosa – è soltanto una logica di concorrenza che contrappone, come di consueto, qualità da una parte e prezzo dall’altra. Le aziende italiane non possono che essere felici di questo ampliamento del mercato.
Va bene essere contro Ceta e Ttip, ma per favore se vogliamo combatterli usiamo delle motivazioni ragionevoli. 

Tito Borsa

Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017. Una laurea in Filosofia all'Università di Padova e molti progetti per il futuro.

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