«Numero chiuso» ai migranti: Renzi ha in mente anche i test?

In attesa del 12 luglio, giorno in cui uscirà Avanti, il libro di Matteo Renzi pubblicato da Feltrinelli, proseguiamo ad analizzare le anticipazioni di quello che sarà il best seller dell’anno. L’ex premier scrive: «“Una frontiera riconosciuta è il miglior vaccino contro l’epidemia dei muri”. Ed è evidente che occorre stabilire un tetto massimo di migranti, un “numero chiuso”, che, in relazione alle capacità del sistema paese di valorizzare e integrare in maniera diffusa, nel rispetto della sicurezza e della legalità, consenta un’accoglienza positiva e sostenibile». L’accesso in Italia seguirà quindi le stesse regole di quello al corso di laurea in Medicina: come verranno scelti gli immigrati «degni»? Con un test d’ingresso? Oppure con il criterio del chi prima arriva…?
Come di consueto, la strabordante sicumera di Matteo Renzi gli fa fare i conti senza l’oste, anzi senza la legge: stiamo parlando della Costituzione italiana da una parte e della Convenzione di Ginevra dall’altra. Il sistema è semplice: visto che chi entra chiede sempre asilo, lo si accoglie temporaneamente finché non si capisce se ha i requisiti per ottenere il diritto che richiede. A quel punto o lo si accoglie definitivamente o lo si espelle. Il problema è che le strutture sono strapiene e che molte volte i richiedenti asilo lasciano i centri per cercare di andare verso i confini dell’Italia settentrionale: quasi nessuno vuole restare nel nostro paese. Se si perdono le loro tracce, diventa difficile trovarli e respingere la loro richiesta.
Il «numero chiuso» di renziana proposta è qualcosa di assurdo: viola sia la legge che il buon senso. Da una parte Renzi se ne infischia della Costituzione («Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge», art. 10) e della Convenzione di Ginevra; dall’altra non rende la legge uguale per tutti: qualunque sia il criterio di questo «numero chiuso», alcuni avranno un diritto e altri no, anche se tale diritto spetterebbe a tutti.
Tranquillizziamoci, comunque: è chiaro che siamo di fronte all’ennesima trovata elettorale di Matteo Renzi che dopo le amministrative è sceso al punto più basso di gradimento dal 2014 (32%, sondaggio Demos per Repubblica). Il «numero chiuso» è probabilmente incostituzionale e sicuramente non fattibile, ora possiamo tornare a parlare di cose serie. 

Tito Borsa

Giornalista praticante. Autore di Un silenzio italiano (Cleup, 2017), studio alla Scuola di Giornalismo della Luiss a Roma. Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

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