Il successo del fascismo spiegato al popolo del web

Ci sono delle verità assolute, nella vita: la terra non è piatta, non ci sono più le mezze stagioni, se piove il governo è ladro, e che ci sono delle cose in cui è sconveniente avere un’opinione più ragionata della massa. Il primo caso, lo abbiamo già visto, riguarda i vaccini, mentre il secondo caso riguarda il fascismo. Chi scrive, oltre ad aver firmato ieri un articolo sulla proposta di legge firmata Emanuele Fiano per inasprire le pene per chi vende oggetti legati al fascismo, in questi giorni ha cercato di confrontarsi sul tema senza però trovare nessuno disposto a mettersi in discussione.
Proviamo quindi a fare un ragionamento definitivo qui, sperando di non risultare troppo noiosi e prolissi. Premesse: 1. i fascisti esisteranno sempre anche se verrà vietato loro di esprimersi; 2. il fascismo ha portato in Italia a un regime che ha fatto un disastro e ha condotto questo paese in una guerra folle; 3. il fascismo era (ed è) liberticida come tutti i pensieri autoritari, mentre una democrazia liberale è il luogo in cui possono trovare terreno fertile le libertà individuali e collettive.
Fatte queste premesse, che a molti sembreranno ovvie, possiamo proseguire con il nostro discorso: da una parte la proposta di legge firmata Fiano è inutile perché va a sommarsi alla legge Scelba (contro la ricostituzione del Pnf e l’apologia di fascismo) e la legge Mancino (che punisce le discriminazioni su base razziale), dall’altra è una legge che riduce drasticamente la libertà d’espressione dei fascisti basandosi su un’emergenza inesistente. Per capire davvero che cosa sia il fascismo dopo il Ventennio, proviamo a prendere in prestito le parole di qualche intellettuale molto più preparato di noi: «Il fascismo è stato un fenomeno storico che ha avuto un inizio e una fine e farlo diventare una categoria ideologica è un errore pericoloso. Il male nuovo che c’è non si chiama fascismo. Credo che il male, l’intolleranza, la pulizia etnica e altro, ci siano e vadano combattuti, ma se io le chiamo “fascismo” sono portato a rivedere le vecchie lotte e non le nuove» (Vittorio Foa); «Non si poteva aspettare e neppure desiderare che il fascismo cadesse a un tratto. Esso non è stato un infatuamento o un giochetto. Ha risposto a seri bisogni e ha fatto molto di buono» (Benedetto Croce).
Per combattere il fascismo bisogna conoscerlo, immergersi nella realtà da cui è sorto e su cui si è sviluppato: non possiamo che riprendere Croce nell’affermare che «ha risposto a seri bisogni e ha fatto molto di buono». Questo ovviamente non porta a una rivalutazione del regime, bensì alla comprensione del fatto che molti italiani non hanno appoggiato Mussolini sotto costrizione, ma perché il Duce riusciva a rispondere a parte delle loro esigenze in un periodo storico molto complesso e difficile. Oggi le necessità degli italiani sono altre, e le proposte fasciste sono diventate generalmente inadeguate.
Noi continuiamo a preoccuparci del fascismo mentre dobbiamo stare attenti a minacce ben più serie e più concrete alla nostra democrazia che, giovane e alquanto fragile, ha bisogno delle stampelle del nostro buon senso. 

Tito Borsa

Ho fondato La Voce che Stecca e la dirigo dal 19 aprile 2014. Scrivo ogni mese sul Borghese e ogni tanto sul blog Sostenitore del Fatto Quotidiano. Una laurea in Filosofia all'Università di Padova

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