In un saggio 150 anni di giornalismo italiano

Quarto potere
Pierluigi Allotti
Carocci – 2017 – 17 euro

Centocinquant’anni di giornalismo, dal 1848 all’avvento di internet, in 140 pagine, e con una ricca documentazione addirittura. Una missione che potrebbe sembrare impossibile quella che è riuscito a fare Pierluigi Allotti, giornalista, studioso di storia contemporanea e docente di Storia del giornalismo alla Sapienza a Roma. Quarto potere cerca di far risalire il lettore alle radici del modello informativo italiano, contrassegnato sin dalle origini da una forte vocazione politica. Se il giornalismo, per citare l’Autore, in teoria sarebbe «solo» un’«attività di selezione e ricostruzione di fatti correnti di pubblico interesse», nella pratica diventa il «Quarto potere» di una democrazia, accanto a quello legislativo, quello esecutivo e infine quello giudiziario. Fare i giornalisti significa, in uno Stato liberale, esercitare una funzione sociale: illuminare gli affari pubblici, fornendo informazioni esatte e complete ai cittadini per orientarli nelle scelte quotidiane, nonché controllare gli altri tre poteri, per garantirne il corretto funzionamento. Non a caso, Pulitzer definì il giornalismo il «cane da guardia del potere». Il saggio di Allotti, dicevamo, cerca di ripercorrere la storia dell’informazione italiana dal 1848, quando in Piemonte viene concessa con lo Statuto albertino la libertà di stampa, all’avvento della seconda repubblica negli anni Novanta del secolo scorso. Quarto potere è un lavoro prezioso, perché permette al lettore di risalire storicamente alle origini del giornalismo italiano, che coincidono anche con la nascita di certe «abitudini» presenti ancora oggi.

La Voce che Stecca

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