Lo Ius soli è solo rinviato in autunno, ma non ci crede nessuno

Se non è propriamente morto, lo Ius soli è finito in freezer per l’estate: «Tenendo conto delle scadenze non rinviabili in calendario al Senato e delle difficoltà emerse in alcuni settori della maggioranza non ritengo ci siano le condizioni per approvare il ddl sulla cittadinanza ai minori stranieri nati in Italia prima della pausa estiva», sono state le parole del premier Paolo Gentiloni, che ha aggiunto «Si tratta comunque di una legge giusta. L’impegno mio personale e del governo per approvarla in autunno rimane».
Dopo aver messo la fiducia sui decreti su Banche venete, vaccini e Mezzogiorno, il governo si ferma. Per adesso rimangono disattese le promesse di Matteo Renzi sullo Ius soli. E Alfano ringrazia, spiegando che Gentiloni ha gestito la vicenda «con realismo, buonsenso e rispetto per chi sostiene il suo governo. Apprezziamo molto». Alternativa Popolare garantisce il proprio appoggio alla legge anche al Senato, ma auspica «una discussione più serena» che porti a «migliorare il testo, senza che il dibattito si mescoli alla faticosa gestione dell’emergenza di questi giorni».
A gongolare, ça va sans dire, è Matteo Salvini, che contro lo Ius soli aveva intrapreso qualcosa di simile a una crociata: «Prima vittoria, della Lega (che più di tutti si è opposta in Parlamento) ma soprattutto vostra, che in Rete vi siete mobilitati a migliaia! Se ci riproveranno, ci ritroveranno pronti. Grazie e avanti così: stop invasione», ha scritto su Facebook il segretario della Lega. Festeggia anche Maurizio Gasparri: «Questa legge non sarà approvata mai, neanche in autunno».
Roberto Speranza di MdP protesta definendo «ogni arretramento o rinvio dello Ius soli un errore. Nessun cedimento culturale alla propaganda della destra».
Per tornare sulle parole di Gasparri, è molto probabile che il vicepresidente del Senato abbia ragione: la legge sullo Ius soli è stata scavalcata (tra le altre cose) dal decreto vaccini e persino dall’annessione del comune di Sappada al Friuli Venezia Giulia. La promessa del presidente del Pd Matteo Orfini, «Metteremo la fiducia», si è rivelata da marinaio perché, dicevamo, la fiducia ancora non c’è e sicuramente per un bel pezzo non ci sarà.
Le cosiddette «leggi di civiltà» (biotestamento, Ius soli e ddl sugli orfani per femminicidio) rimangono il fanalino di coda dei lavori parlamentari: dovrebbero rendere l’Italia un paese più civile, dovrebbero significare progresso, ma sembrano sempre di più un intralcio per un parlamento che per altre tematiche, molto più «concrete» (per non dire altro), è velocissimo ed efficientissimo. Se Sergio Mattarella, come sembra, vorrebbe le elezioni in primavera e le Camere vengono sciolte almeno un mese e mezzo prima, l’Ansa ha calcolato che rimangono una ventina di giorni per queste «leggi di civiltà», contando che il parlamento lavora al massimo 3 giorni alla settimana, che in autunno si discuterà di Finanziaria e che ci sono le vacanze. Più che pessimista, è solo realista dire che – almeno per quanto riguarda questa legislatura, Ius soli e biotestamento sono morti. 

La Voce che Stecca

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