I «Crng», cupe riflessioni fra post-punk e new wave

Qualcosa a cui credere
Crng
New Model Label – 2017

Dopo aver esordito nel 2015 con «542 giorni», tornano i «Crng»: la band fiorentina pubblica «Qualcosa a cui credere», un album istintivo in cui la matrice alternative rock emerge con maggiore convinzione ed energia e c’è una nuova consapevolezza, le melodie quasi pop degli esordi lasciano spazio a momenti più riflessivi, quasi oscuri, in cui emergono influenze new wave e post-punk.
Si tratta di 11 brani partoriti anche durante un ritiro artistico fra le montagne dell’Abruzzo soprattutto per quanto riguarda la post-produzione: la band aveva bisogno di smaltire la sbornia di feedback (sia positivi che negativi) ricevuti dopo il primo album. «Qualcosa a cui credere» è nato già prima che uscisse «542 giorni», spiega il gruppo: Colla ha visto la luce nel marzo 2015, Autunnale tre mesi più tardi. Qualcosa a cui credere prende spunto dalla traccia omonima che apre l’album: «questo disco vuole essere per noi un vero e proprio grido di consapevolezza nei propri mezzi, una conferma della necessità di crescere senza aspettare nuovamente 542 giorni, un’idea diversa spinta anche dalla bella opportunità data dalla Regione Toscana con Toscana100Band», spiegano i «Crng».
Il quartetto è formato da Francesco Lo Torto alla voce e alla chitarra, Pier Paolo Giovacchini alla chitarra, Andrea Brodi al basso e all’elettronica e Luca Patrussi alla batteria. Il bell’artwork nasce da un’idea di Maria Elvira Lo Torto, poi prodotta da Duccio Melosi. Il disco è stato realizzato con il sostegno del progetto 100 Band all’interno di Giovanisì – Regione Toscana.
«Qualcosa a cui credere» è sporco e cattivo, non c’è nulla di limpido perché le riflessioni della band non sono sempre positive, è un urlo che travolge l’ascoltatore e che lo induce, senza possibilità di venirne fuori, a riascoltarlo e riascoltarlo, come un indispensabile mantra catartico.

La Voce che Stecca

Articoli non firmati o scritti da persone esterne al blog

Shares