Solo Bersani può rovinare i piani del vecchio Silvio

Dobbiamo prendere atto che l’attuale legge elettorale, l’italicum pesantemente corretto dalla Corte costituzionale, è molto simile a un proporzionale, visto che a oggi nessun partito sfiora il 40% dei voti necessario perché scatti il premio di maggioranza. Al di là delle soglie di sbarramento, se non succede nulla di imprevisto avremo Pd e M5S più o meno con lo stesso numero di parlamentari, poi Lega e Forza Italia.
L’unico che gioisce di questo, e che non avrebbe alcun interesse a cambiare le carte in tavola, è Silvio Berlusconi: l’ex cavaliere, consapevole di non poter mai vincere le prossime elezioni, vede come una manna dal cielo il proporzionale che si avrà se nessuno raggiungerà il 40%. È l’unico modo che ha di essere centrale nell’agenda politica italiana. È evidente che M5S e Pd puntino al premio di maggioranza: cercare delle alleanze significa troppo spesso legarsi a doppio filo a qualcuno con idee, promesse da rispettare e condizioni ben diverse dalle proprie.
Con l’attuale legge elettorale, Berlusconi aveva due scelte: 1. fare fronte unico con Lega e FdI, sopportando che il leader del centrodestra fosse Matteo Salvini (che porta più acqua al mulino) oppure 2. far sì che Forza Italia corra da sola, in modo tale da essere la stampella perfetta di un governo di centro. Legarsi con la Lega, al di là dello smacco della leadership, significava anche negarsi qualunque alleanza, in caso di sconfitta, visto che probabilmente Salvini preferisce darsi fuoco piuttosto che appoggiare Renzi o comunque il centrosinistra.
Berlusconi ha assistito, ben poco partecipe, alla politica che faceva il suo gioco, che compiva il delitto perfetto che giovava soltanto a lui: dopo la decapitazione dell’italicum, lo stallo per una nuova legge elettorale sembra fatto su misura per le ambizioni dell’ex cavaliere.
L’unico che potrebbe guastare i piani di Berlusconi è, anche se parrebbe assurdo, Pier Luigi Bersani: «Lo dico a tutti i miei compagni: non accontentatevi del piccione in mano, andiamoci a prendere il tacchino». La (ri)fondazione di una sinistra vera, in competizione con il Pd («Io non rinuncio a un pezzo di popolo del Pd», ha spiegato l’ex segretario), potrebbe sparigliare le carte in tavola: «O sulla questione sociale c’è una radicale alternatività a quello che è successo negli ultimi tre anni, altrimenti non potranno chiederci di appoggiare il governo». Bersani, con Pisapia e altri, potrebbe davvero costruire l’alternativa al Pd capace di rovinare la festa a Silvio Berlusconi. Come si dice, a volte ritornano, e stavolta (almeno a parole) sembrano ben agguerriti. 

Tito Borsa

Ho fondato La Voce che Stecca e la dirigo dal 19 aprile 2014. Scrivo ogni mese sul Borghese e ogni tanto sul blog Sostenitore del Fatto Quotidiano. Una laurea in Filosofia all'Università di Padova

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