Approvano di tutto, ma per le leggi di civiltà non hanno tempo

Dopo la vittoria di Pirro della legge sulle unioni civili, ci raccontavano che questa legislatura (e in particolare il periodo di governo firmato Renzi) era la «stagione dei diritti»: in pochi anni potevamo recuperare il gap culturale e sociale che ci separa dagli altri paesi dell’Europa occidentale e settentrionale. Evidentemente era una balla. Due leggi di civiltà come quella sul biotestamento e sullo Ius soli sono destinate a finire nell’oblio dopo essere state presentate come un grandissimo passo in avanti.
Due ddl diversissimi per tematica, che però condividono la medesima importanza e la stessa sorte: entrambi, sia in caso di promozione sia in caso di bocciatura, avrebbero fornito ai cittadini un punto di vista da cui giudicare l’operato di questo parlamento, perché significavano una presa di posizione netta su questioni centrali per la società. Per quanto riguarda la loro morte prossima ventura, si parla di due ddl ufficialmente rinviati in autunno ma, come vi avevamo già spiegato, per entrambi i provvedimenti è molto probabile che abbia ragione Maurizio Gasparri quando parla dello Ius soli: «Questa legge non sarà approvata mai, neanche in autunno». Se Sergio Mattarella, come sembra, vorrebbe le elezioni in primavera e le Camere vengono sciolte almeno un mese e mezzo prima, l’Ansa ha calcolato che rimangono una ventina di giorni per queste «leggi di civiltà», contando che il parlamento lavora al massimo 3 giorni alla settimana, che in autunno si discuterà di Finanziaria e che ci sono le vacanze. Già il 18 luglio scorso vi spiegavamo perché, oltre allo Ius soli, anche il biotestamento rimarrà nei sogni di tanti italiani: fra lunedì e ieri ne è arrivata la triste conferma.
Le leggi di civiltà rimangono sempre indietro, ormai non sono neppure adatte alla campagna elettorale in vista delle politiche della prossima primavera: una volta, e non parliamo del mesozoico, queste leggi erano approvate a conclusione di legislatura, così da essere usate come biglietto da visite alle elezioni successive. Oggi no, approvano qualunque cosa in parlamento (leggasi «bavaglio digitale») ma per i diritti dei cittadini c’è sempre tempo e nessuna urgenza. Arriveranno Godot e le calende greche prima che queste leggi, che non danneggiano nessuno, vengano approvate. E questo, perdonatemi la veemenza, è uno scandalo. 

Tito Borsa

Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017. Una laurea in Filosofia all'Università di Padova e molti progetti per il futuro.

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