Comunicazione fra esperti e popolo, alcuni esempi

Un aspetto che, al di là dei privilegi che determinano un distacco tra cittadini e rappresentanti delle istituzioni, è bene non sottovalutare in questa spinosa relazione è la comunicazione tra le due componenti che – ovviamente – non può non passare attraverso il tipo di linguaggio adottato da chi ci governa, chi aspira a farlo e chi intende influenzare le nostre scelte politiche.
Un soggetto che non ha mai preso sotto gamba questo punto è Silvio Berlusconi, partendo dai video dietro alla scrivania girati in un piccolo set cinematografico allestito ad hoc in cui anche i portafoto non costituivano un dettaglio casuale, passando per la convinzione di doversi approcciare al popolo come a un ragazzino di dodici anni.
Nessuna pretesa di elevazione culturale, insomma. L’elettore, se poco istruito (ottimo!) doveva rimanere tale e chi, invece, masticava un po’ di cultura doveva essere intellettualmente ridimensionato inducendolo a regredire.
Il suo scettro è stato raccolto da Matteo Renzi, perfettamente chiaro e diretto nelle sue divaganti dissertazioni sul nulla sempre incentrate su concetti perlopiù astratti connessi con la bellezza. Di quello che sta facendo a colpi di decreto legge in parlamento fa capire poco o niente, ma sicuramente alla casalinga e all’operaio giungono cristallini i suoi inni di ingiustificata positività. Inoltre, indimenticabili resteranno le sue slide, ma ancor di più le sue riforme dai nomi volutamente fuorvianti come «La buona scuola» oppure l’anglicismo «Jobs act» che rende il precariato e il licenziamento senza giusta causa più accettabili e accattivanti.
Diametralmente opposti, ma paradossalmente sulla stessa linea, troviamo personaggi come Nichi Vendola e il filosofo Diego Fusaro, virtuosi dell’italiano sempre lanciati in ghirigori linguistici, strumento di sfoggio della loro ammirevole padronanza. Si rimane a bocca aperta assistendo ai loro contorti ricami di parole, ma spesso ciò che ci rimane tra le dita è più il significante che il significato, restando un passo indietro rispetto alle osservazioni che mirerebbero trasmettere. Certamente, non trattano da stupido il destinatario, ma non si preoccupano che possieda o meno gli adeguati mezzi per cogliere il loro messaggio. Probabilmente, proprio non gli interessa.
Difficile mediare tra eccessiva semplificazione ed esortazione al raggiungimento di un più elevato livello culturale. Forse il giurista Luciano Barra Caracciolo, all’interno del suo blog, ci è riuscito. Infatti, pur trattando argomenti inerenti a diritto ed economia decisamente fuori dagli schemi adottando un linguaggio aulico e piuttosto ostico, si è preoccupato di allegare un prezioso glossario (spesso purtroppo assente persino nei libri universitari) che permette ai naviganti anche meno colti di inoltrarsi in maniera più agevole nelle sue tesi.
Insomma, possiamo affermare che esiste la possibilità di veicolare concetti senza prendersi gioco del fruitore e fornendogli un mezzo di accrescimento della sua conoscenza.

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