Copiare fa bene, alle aziende ma anche agli animali

Copiare non è un gesto apprezzato, che sia un innocuo dispetto tra amiche o, più grave, il plagio del marchio di una società da parte di un’azienda rivale. Nel secondo caso, il motivo alla base è semplice: utilizzando un simbolo già rinomato è più semplice emergere e avere maggior successo sul mercato, poiché può capitare che la clientela possa confondere i due marchi e quindi acquistarli indifferenziatamente. Insomma, copiare fra gli umani serve a ottenere dei vantaggi, e in natura le cose non cambiano.
Quante volte osserviamo degli insetti che non siamo in grado di classificare in modo preciso, ma il cui aspetto ci ricorda le vespe? I colori sono gli stessi, il ronzio pure, tanto che non siamo così avventati da andarci vicino per controllare. Ci spostiamo, felici di restare con il dubbio, ed è esattamente ciò che molti insetti sperano di ottenere, emulando le caratteristiche di una specie considerata pericolosa. Alcune specie si sono spinte anche oltre: la mosca tropicale Rhagoletis Zephyria teme più di tutto i ragni saltatori, che prosperano nel suo stesso ambiente. Dato che sfuggire risulta difficile, ha evoluto il suo aspetto in modo da assumere le loro stesse colorazioni, tanto che posata ad ali spiegate sembra un ragno in attesa. Si mimetizza tra di loro, come un soldato per infiltrarsi tra le file nemiche indosserebbe la divisa avversaria. Le colorazioni sono di base sempre le medesime: giallo e nero o bianco e nero, in natura considerate avvisi di pericolo e pertanto associate ad animali velenosi. Dato che nessuno avvicinerebbe una creatura pericolosa, anche molte specie innocue tra cui gli esempi citati hanno selezionato le caratteristiche che permettessero loro di sfuggire ai predatori fungendo da deterrente.
Un caso più singolare è quello di due specie di farfalle molto simili chiamate rispettivamente «monarca» e «vicerè». Intuitivamente l’emulatrice è la farfalla vicerè: le farfalle monarca risultano tossiche anche se non letali per gli uccelli, che imparano sin dal primo assaggio a non cacciarle più, mentre le vicerè sono appetibili, ma sfruttano i colori delle prime per non essere predate a loro volta. Passando a termini più scientifici, si tratta di mimetismo batesiano (definito da W. Bates), da sempre alla base della sopravvivenza per gli animali inoffensivi. L’aspetto più interessante di questa strategia si basa sul fatto che da un solo «modello», rappresentato dalla specie nociva, deriva un numero cospicuo di varianti nelle altre specie mimiche. Come per i plagi delle marche di alta moda, il miglior emulatore avrà maggior guadagno… in tenore di vita, al sicuro dai predatori.

La Voce che Stecca

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