Le Ong per ideologia salvano vite ma aiutano gli scafisti

Stanno facendo molto discutere le regole imposte dal Viminale alle Ong che si occupano del salvataggio dei migranti: come sempre, si è scatenato un tifo becero fra quelli che le regole vanno rispettatequelli della disobbedienza civile. Nel frattempo c’è anche un’inchiesta della procura di Trapani, che ha portato al sequestro della Iuventa, la nave della Ong Jugend Rettet accusata dalla Procura di Trapani di connivenze con gli scafisti. Le accuse dei pm, è bene ricordarlo, non riguardano direttamente le Ong, bensì singoli operatori, l’accusa è di favoreggiamento all’immigrazione clandestina. In altre parole, pur non essendo in alcun modo «affiliati ai gruppi criminali operanti in territorio libico» (per usare le parole del gip sulla Jugend Rettet), alcune organizzazioni sarebbero disposte a scendere a patti con gli scafisti, con il solo scopo di salvare più vite umane. Questo si traduce molte volte nella restituzione delle imbarcazioni oppure nella scelta di non collaborare con le autorità italiane.
È una questione «ideologica» che ha portato alcuni operatori a prendere questa «scorciatoia»: seppur con modalità differenti, secondo l’accusa anche volontari di Medici senza frontiere e di Save the children entrerebbero in contatto con gli scafisti, pur non sventolando bandiere libiche e senza restituire le imbarcazioni. Gli unici che traggono un vantaggio da questa situazione sono gli stessi scafisti: il gip esclude una «prospettiva comune con quella delle organizzazioni operanti sul territorio libico», le Ong hanno il solo scopo di salvare un numero maggiore di vite.
«Tutte le Ong scelgano da che parte stare», spiega il ministro dell’Interno Marco Minniti in un’intervista rilasciata a Giampiero Calapà per Il Fatto Quotidiano: «Siccome tutti i migranti vengo portati a terra in Italia, bisogna ricercare l’equilibrio tra i diritti di chi è accolto e i diritti di chi accoglie: serve un rapporto pienamente fiduciario tra chi opera i salvataggi e il paese che apre i porti».

La Voce che Stecca

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